Si chiude un ciclo Totoconduttore da Fazio a Fiorello
FESTIVAL DI SANREMO. Va in archivio una delle edizioni più travagliateMorandi non si ricandida: «Ormai è ora di cambiare e di ripensare la formula. Nella finale toccato un picco del 68 per cento di share
Gianni Morandi non si ricandida. «È già stata un eccesso la seconda conduzione: è ora di voltare pagina», dice il capitano della squadra di Sanremo, all'indomani dell'addio annunciato dal direttore artistico Gianmarco Mazzi. «Si chiude un ciclo», ammette anche il direttore di Rai1 Mauro Mazza. Gli ascolti sono confortanti - la finale di sabato è la più vista dal 2000, con quasi 14,5 milioni e il 50.93% per la prima parte e una media ponderata del 57.43%, la più alta dal 2002 - ma finisce un'edizione tra le più controverse, segnata dalle polemiche sul caso Celentano. Il futuro di Sanremo torna nelle mani della Rai, affidato alla Direzione Intrattenimento di Giancarlo Leone. «Si dovranno trovare persone dentro l'azienda in grado di ricostruire il festival», ricorda Morandi, stanco ma sorridente, incontrando i giornalisti per la tradizionale conferenza stampa di fine festival. «Dopo quattro edizioni così, con Bonolis, la Clerici e le mie, è ora di cambiare, c'è bisogno di facce nuove, di ripensare la formula, reinventare i meccanismi di votazione, coinvolgere tutta la musica italiana. Più di questo credo sia impossibile fare: bisogna tornare al festival di Fazio per avere ascolti simili, ma rispetto a dodici anni fa i numeri di oggi valgono il 70 per cento». Il picco, l'altra sera, di 17,5 milioni, è stato toccato durante il siparietto tra Morandi e Celentano, mentre a seguire l'intervento dell'ex Molleggiato sono stati tra i 16 e 17 milioni di italiani, con uno share superiore al 60 per cento. E i complimenti sono arrivati: «Mi hanno chiamato Mazza e Marano», dice Morandi. E il presidente e il direttore generale? «Sono contento delle telefonate che ho avuto», si limita a rispondere con un sorriso. «Questo festival chiude un ciclo legato alle figure che hanno prodotto», conferma Mazza, che ringrazia «con il cuore» Morandi, ma anche «Lucio Presta, quest'anno ancora più prezioso perché in alcuni passaggi delicati è stato un elemento indispensabile di riflessione e prudenza» e Mazzi, che «è stato sgradevole in qualche momento, ma capisco da amico che certi atteggiamenti erano frutto di stanchezza e di passione. Con Mazzi la Rai continuerà a collaborare, ci rassicura sapere che ha trovato altrove altri amici», dice il direttore di Rai1, evidentemente alludendo alla possibile collaborazione dell'ex direttore artistico con il programma di Maria De Filippi. Per il futuro - al quale si comincerà a lavorare subito, in modo da mettere a punto il nuovo progetto entro giugno, in tempo per la presentazione dei nuovi palinsesti alla Sipra - si parla già di un festival senza superospiti nè supercompensi. «Mi dispiacerebbe», chiosa Mazza, «se dovesse essere anche senza super ascolti». Morandi scherza: «Magari, vista l'esperienza maturata, possiamo venirvi a dare una mano come amici esterni». E Mazza rilancia: «Se l'anno prossimo Morandi venisse a concorrere...». Ma capitan Gianni replica ironico: «Vediamo prima com'è la formula. E se poi mi cacciano fuori?». Tra le scelte da mettere a punto, la possibilità di scindere o meno la figura del conduttore da quella del direttore artistico o eventualmente del direttore musicale. Ma è già scattato il classico totoconduttore: si va da Fabio Fazio a Maria De Filippi a Fiorello. Lui tace, ma su Twitter il fratello Beppe lancia un'idea: «Mazzi si dimette dal festival, io un pensierino lo faccio sul serio, mi candido al festival». Tra gli applausi di saluto della sala stampa, Rocco Papaleo, tono serio e occhiali scuri, trova il tempo per un'ultima gag: «Rivolgo un pensiero al mio neurologo per gli ottimi tranquillanti che mi ha prescritto». Autoironico anche il «gaffeur» Morandi: «Sabato sera ho sbagliato, ho detto che il 29 settembre si paga il codice, invece che il 29 febbraio si paga il canone. Ma una volta Mike Bongiorno mi disse: “Sai, delle volte devo sbagliare apposta perchè la gente si affeziona, si intenerisce”».
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