Una rassegna impegnata: carceri, guerra e tabù
FESTIVAL DI BERLINO. Il bilancio dell'edizione numero 62: tra i film da ricordare quello di Miguel Gomes, atto di accusa allo strapotere delle tvLa manifestazione vinta dall'Italia si è confermata attenta a tematiche sociali e civili, con stimoli forti
La Berlinale è da sempre riconosciuta come manifestazione attenta alle tematiche sociali e civili: una caratteristica più che mai confermata quest'anno sia in concorso - e la vittoria di Cesare deve morire dei fratelli Taviani lo sottolinea - che nelle sezioni parallele, compresa la fondamentale retrospettiva dedicata al sogno di un mondo socialmente rispettoso di ogni essere umano Die rote Traumfabrik (La fabbrica dei sogni rossi). In concorso molti film erano dedicati a temi socialmente forti: i Taviani riflettono sul problema della realizzazione dell'idea democratica e insieme danno un quadro onesto del problema delle carceri, che solo un'iniezione di cultura vera può risolvere; Captive di Brillante Mendoza e Rebelle di Kim Nguyen affrontano il problema della guerriglia, che comprende i tema dell'integralismo religioso, della corruzione dei politici, degli sporchi interessi occidentali e cinesi che giocano sulla scacchiera internazionale senza nessun rispetto per le aspirazioni dell'umanità. Ancora, sul problema della religione, ha colpito nel segno Metéora di Spiros Stathoulopoulos, che si chiede come un Dio che si dice amore, possa impedire all'amore di esistere, mentre L'enfant d'en haut di Ursula Meier mostra uno dei problema più grossi che affligge la nostra società e che é l'irresponsabilitá che si ritrova in molti adulti che non riescono a crescere, che restano attaccati a modalitá adolescenziali. Ma è stato anche il festival di Tabu, il film di Miguel Gomes celebrato da Variety, Screen, Hollywood Reporter come il film che ha aperto una nuova strada nel cinema, quella di dare un calcio alla televisione e di spiegare al pubblico la grande differenza che esiste tra il cinema e la televuisione, una differenza che le grandi produzioni hanno cercato, in nome di un mercato totale, di cancellare. Ma film come quello di Gomes aprono un varco a tutto il cinema che vuol essere cinema, come linguaggio, come contenuto, come sogno. Ed é questa la strada che Berlino 62 ha indicato.
Ugo Brusaporco
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