Sulle tracce del Maestro misterioso e dei seguaci

ARTE. Ricerca di Caterina Gemma Brenzoni
Gli affreschi scoperti a San Fermo e i lavori a Sant'Anastasia portano luce sulla scuola veronese attiva nel primo Trecento
19/02/2012
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Secondo Maestro di San Zeno, Storie della vita di sant'Antonio, cappella del santo alla chiesa di San Fermo

Nuovo contributo sulla pittura del primo Trecento da Caterina Gemma Brenzoni, pubblicato sulla prestigiosa rivista Arte Cristiana, curata da Miklòs Boskovits. «Un'opera anonima, anche se pregevole», spiega la studiosa veronese, «è esposta all'indifferenza e alla trascuratezza assai più che un'opera, anche mediocre, di cui si conosca l'autore». È questa la situazione per molti affreschi della prima metà del Trecento a Verona, trascurati anche dalla critica, che ha liquidato sbrigativamente questo periodo, per concentrarsi sulla seconda metà del secolo e in particolare su Turone di Maxio e Altichiero. La definizione di una vera scuola veronese del primo Trecento è stata formulata con gli studi di Evelyn Sandberg Vavalà (1926), ripresi da Maria Teresa Cuppini (1960-1970), Gian Lorenzo Mellini (1984), Enrica Cozzi (1992) e recentemente di Andrea De Marchi (2001-2004). Anche in seguito a nuovi ritrovamenti e recenti restauri si è tentato di individuare meglio, fra i tanti affreschi e le poche tavole rimaste, il cosiddetto Secondo Maestro di San Zeno ( così detto per alcuni affreschi in quella basilica) che operava tra gli anni Venti e Cinquanta del XIV secolo. Caterina Gemma Brenzoni ha approfondito lo studio di due cicli di affreschi nella chiesa superiore di San Fermo: quello della cappella di Sant'Antonio con la Crocifissione e santi e le Storie della vita di sant'Antonio, e quello del transetto sinistro con le Storie della vita di san Francesco, oggetto di recenti restauri. I primi affreschi sono riferibili al terzo decennio del XIV secolo e i secondi al quarto; la ricercatrice vi individua l'opera del Maestro dell'Annunciazione (cui sono riferibili altri affreschi in San Fermo Maggiore) e del Secondo Maestro di San Zeno. Gli affreschi superstiti con il ciclo dedicato alla vita di san Francesco sembrano essere l'esito di due o tre momenti successivi. Il Secondo Maestro di San Zeno si mostra attento ai particolari degli abiti, alla presenza di elementi architettonici. I personaggi sono resi con pennellate chiare sovrapposte a una base scura e con l'utilizzo del contorno nero. Caterina Gemma Brenzoni si è proposta di seguire le tracce del Secondo Maestro di San Zeno in un percorso cronologico leggendo gli affreschi nelle chiese veronesi di Santa Felicita, San Zeno, Sant'Anastasia e San Lorenzo. In quest'ultima chiesa, per un affresco mutilo, la studiosa ha individuato la fonte iconografica in un'antifona dell' XI secolo conservata nella Biblioteca Capitolare di Verona, che veniva cantata il 10 agosto, «in Natalis Sancti Laurentii ad vesperum». L'ampia scena con il Giudizio universale sul lato destro del presbiterio a Sant'Anastasia, invece, segnerebbe la fine della parabola artistica del Maestro. L'affresco fu liberato dallo scialbo nel 1941; l'ultimo restauro ha permesso alla studiosa una visione ravvicinata che le ha consentito di rilevare una ricerca di varietà riguardo agli effetti coloristici. La grandiosa scenografia del Giudizio alla Cappella degli Scrovegni di Padova affrescata da Giotto, appare qui semplificata: scene in piano, figure immobili e gruppi nitidamente circoscritti. Secondo la studiosa, il Secondo Maestro di San Zeno mostra di ritornare, nonostante le proporzioni più slanciate e i costumi aggiornati dei suoi personaggi, alla staticità e rigidezza dei suoi lavori iniziali: la fantasia si è esaurita. Il messaggio del dipinto era in parte affidato a molte iscrizioni in volgare, lette nel 1943 da Alessandro Da Lisca, sia nei libri sulle ginocchia degli apostoli, che nei suppedanei degli stalli e sul cartiglio tenuto da un diavolo in basso all'estrema destra. Le scritte ora sono quasi del tutto scomparse. La peculiarità dei costumi permnetterebbe di datare il dipinto al quinto decennio del secolo XIV. In altri affreschi della medesima chiesa, l'incisività e la pur debole carica espressiva delle immagini del Secondo Maestro di San Zeno diminuiscono. Si notano all'opera anche personalità differenti, talora di diversa qualità artistica, forse collaboratori di diverse botteghe. Porsi il problema di chi sia il Secondo Maestro di San Zeno aiuta a chiarire il momento che va dal 1330 al 1360 circa. Lo stesso artista in una successione di momenti? Più artisti? La proposta attributiva non è univoca e permangono idee discordanti sulle opere di questo autore, che potrebbe essersi formato nell'ambito dello stile pacato del Primo Maestro di San Zeno e non in quello ben più espressivo del Maestro del Redentore.

Gianni Villani