DIVISIONI

ARTE. Attesa per la rassegna a Palazzo Roverella dal 25 febbraio
I Divisionisti a Rovigo: una grande mostra sui virtuosi che accostano colori puri per rendere otticamente le sfumature. Da Pellizza a Segantini: poi fu Futurismo MULTIPLE
14/02/2012
Zoom Foto
Carlo Carrà, Uscita da teatro, olio , 1909, Estorick collection, Londra

C'è attesa per la mostra rodigina «Il Divisionismo - La luce del moderno» che a Palazzo Roverella dal 25 febbraio al 24 giugno 2012 documenterà un'emozionante stagione dell'arte italiana, riproposta con una serie di opere — talvolta ignote agli stessi storici dell'arte, provenienti da collezioni private — a illuminare gli anni tra il 1890 e il periodo postbellico della Grande guerra. A promuovere la mostra sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo e l'Accademia dei Concordi. L'atto che sancisce la nascita del Divisionismo è alla Triennale di Milano, dove nel 1891 viene esposto il quadro Le due madri di Giovanni Segantini, secondo alcuni esponente principale di questo movimento pittorico, mentre altri gli preferiscono Pelllizza da Volpedo. I principi comunque furono delineati da Gaetano Previati. Negli anni in cui in Francia Signac e Seraut, esponenti del Pointillisme, punteggiano il Neoimpressionismo, anche in Italia ci sono artisti che si confrontano con l'uso diviso dei colori complementari, dimostrando originalità. È la luce del moderno, come dice il sottotitolo della mostra. Nel Divisionismo italiano i puntini e le barrette dei francesi diventano piuttosto filamenti frastagliati, spesso inclini a sovrapporsi, piuttosto che ad accostarsi. Al di là delle differenze tecniche, gli artisti italiani mirano a sottolineare gli stati d'animo, l'intimità, l'allegria, persino l'ideologia politica, soffermandosi in maniera determinata sui sentimenti e sulla forza delle passioni. Pittura di luce, a servizio di emozioni. I curatori dell'esposizione, Francesca Cagianelli e Davide Matteoni è, si sono proposti di «rileggere la storia di questo magico momento dell'arte italiana valorizzando figure come quella di Vittore Grubicy de Dragon e il suo particolare Divisionismo fatto di musica e di ricerca scientifica. Quindi, Plinio Novellini, icona del Divisionismo tra Toscana e Liguria, prototipo di quelle diverse dimensioni territoriali che sono forse la maggior ricchezza del movimento e che questa mostra mette, per la prima volta, in giusta evidenza. Poi, i grandissimi: Previati, Segantini, Morbelli, Pellizza da Volpedo». Partendo dal ricordo della storica Sala Divisionista della Biennale del 1914, arriveremo alla straordinaria stagione di artisti come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà e alla Secessione Romana. Estremi, geniali lampi di una stagione pittorica che si avvia alla chiusura per entrare nella novità del Futurismo. Suddivisa in otto sezioni, la mostra ci farà entrare ne «L'alfabeto di Vittore Grubicy, la polifonia della Natura», conducendoci, a seguire, verso «L'innovazione tecnica e gli archetipi del paesaggio», cui seguirà «La via antinaturalistica: le ore del giorno, la melodia delle stagioni». Nella quarta sezione incontreremo i «Divisionismi sulla costa: lo studio del mare». Quindi «Il Divisionismo ideologico da Nomellini a Morbelli». La sesta sezione sarà dedicata a «La psicologia della vita moderna», nella settima ci attebndono «Miti e simbologia» per arrivare infine a «Il cosmo secondo i divisionisti: la pittura ideista verso la svolta eroica». A tre settimane dall'apertura, le prenotazioni sono più del doppio rispetto alla mostra rodigina dell'anno scorso.

Grazia Giordani