sabato 25.05.2013 ore 15.35

TeleArena Radio Verona
Google+ Feed RSS

Cultura & Spettacoli

06.08.2012

Turandot incanta con i colpi di teatro di Franco Zeffirelli

ARENA. Ha debuttato l'opera di Puccini, applausi a scena aperta. Regia sontuosa, piena di sorprese. Torna la partitura completa col finale di Alfano, diretta con ricchezza di colori da Battistoni. Casolla e Nizza sempre grandi

Giovanna Casolla (Turandot) e Carlo Ventre (Calaf) nell'opera «Turandot» FOTO BRENZONI

Giovanna Casolla (Turandot) e Carlo Ventre (Calaf) nell'opera «Turandot» FOTO BRENZONI
  • Aumenta
  • Diminuisci
  • Stampa
  • Invia
  • Commenti 0

La «geografia» di Franco Zeffirelli in Arena ha la sua capitale a Siviglia e nella penisola iberica il probabile luogo del cuore, dalla Carmen originaria al recentissimo Don Giovanni, non senza le infuocate atmosfere del Trovatore, a buon diritto anch'esso tzigano. L'antico Egitto (Aida) è lo spazio del confronto con la storia dell'anfiteatro non meno che con lo spirito del melodramma ottocentesco. L'Oriente più o meno misterioso, ma sicuramente sempre crudele (Madama Butterfly, Turandot), la sede di una rivisitazione dell'esotismo che affonda le sue radici nella cultura del decadentismo europeo per la raffinatezza e la vivacità delle immagini, dei colori, delle ambientazioni. In linea tradizionale e sicura con quanto andava facendo Giacomo Puccini e in linea con la incrollabile fede del regista fiorentino nel testo più che nel con-testo, nella rappresentazione più che nella interpretazione. LA SCENA. In particolare, Turandot, sabato al debutto in una serata festosa per quanto oppressa dall'afa, è spettacolo a suo modo esemplare dello stile zeffirelliano nel più grande teatro all'aperto del mondo, così com'è andato affinandosi in un'esperienza ormai lunga e diversificata. Il kolossal non è realizzato in un'idea-forza affermata fin dall'inizio e giocata in dispositivi scenografici «a vista», come accadeva ad esempio nel Trovatore o in Aida. Qui si lavora sul colpo di teatro, sul disvelamento improvviso. Quando finalmente gli spettatori si trovano nello sfarzo dorato del palazzo imperiale di Pechino, si è già nel cuore del secondo atto e dell'opera, la scena degli enigmi. È una vera e propria «apertura di sipario»: in precedenza, la storia si dipana in uno spazio perfino angusto, a proscenio, affollato da centinaia di figuranti e coristi, irto di particolari come in una scena di massa cinematografica. Dietro a un apparato di quinte decorate a dragoni si può solo intuire la Città Proibita con i suoi tetti a pagoda. Il segnale è grandioso quanto spettacolare e naturalmente strappa un lungo applauso a scena aperta. Raccontata prima con tratto misterioso ma forse anche un po' confuso (mistero per grandi masse), la vicenda della crudele principessa svolta all'improvviso nella dimensione della favola esotica di maniera, sicuramente destinata al lieto fine anche se ci vorrà una tragedia per innescarlo, recupera in pieno lo spazio dell'Arena, fa brillare la sontuosa inventiva orientale dei costumi di Emi Wada. LA MUSICA. Proprio per mantenere alta la temperatura del clima narrativo, probabilmente, alla prima uscita dello spettacolo, due anni fa, Zeffirelli aveva optato per una soluzione musicalmente e drammaturgicamente spuria, rinunciando alla maggior parte del finale d'opera realizzato da Franco Alfano dopo la morte di Puccini. Questa volta, il grande duetto fra Turandot e Calaf non è stato tagliato, regalando maggiore complessità drammatica a un'opera che rimane comunque irrisolta, oltre che incompiuta, ma in questo modo delinea un ulteriore elemento di complessità e favolistica ambiguità. Sul podio è tornato -dopo il debutto nel comico rossiniano dello scorso anno- il giovanissimo Andrea Battistoni, il direttore veronese sul quale la Fondazione Arena punta con decisione anche per il già incombente festival del Centenario. Lettura molto scandita, a tratti persino plateale (si potrebbe dire volutamente areniana) la sua: ricca di colore, consapevole della sofisticata scrittura pucciniana con la sua armonia "esotica", capace di qualche interessante sottigliezza, non sempre in perfetto controllo delle formidabili pagine corali, comunque trascinante anche in virtù di tempi netti e incisivi. IL CANTO. Nella compagnia di canto, due cantanti hanno tenuto la scena con personalità e forza carismatiche. Giovanna Casolla è una Turandot vocalmente ancora di magnifica efficacia, cui la ormai lunga esperienza in questo arduo ruolo toglie forse talvolta qualcosa in tenuta nelle zone più impervie della tessitura, ma regala una profondità interpretativa tagliata con precisione sulle sue possibilità tecniche. Il leggendario gelo del personaggio si trasforma così in forza espressiva al calor bianco, con ammirevole sapienza nel fraseggio, nelle dinamiche, nei dettagli della linea di canto. Amarilli Nizza ha dato a Liù una inedita tensione fin dall'inizio, stagliando il personaggio con evidenza drammatica lontana dal lirismo sentimentale che in genere viene prediletto per questo ruolo peraltro centrale. Ma lo ha fatto con tecnica squisita, seducenti sfumature, dinamiche soffuse e lucidissime anche nella zona sovracuta, omogeneità di colore, fraseggio sofferto capace di regalare una dimensione diversa a un personaggio sempre realizzato quasi come «vittima sacrificale» e invece qui stagliato con una consapevolezza emozionante nella sua tragicità. Al loro fianco, Carlo Ventre è stato un Calaf dallo squillo generoso ma sempre in puntuale controllo, esuberante e passionale secondo una linea di canto mai banale, che piega l'emissione all'espressione e anche se nella zona centrale è meno corposa mantiene comunque una proprietà stilistica altamente apprezzabile. Sofferto il Timur di Giorgio Giuseppini, discretamente propenso alla cantabilità; estroversi e canaglieschi come si conviene, e bene in scena, i ministri Leonardo López Sierra, Paolo Antognetti e Saverio Fiore, affranto come dev'essere Carlo Bosi nel ruolo dell'imperatore; sfocato e impreciso il mandarino di Nicolò Ceriani. Esuberante e d'effetto, ma tutt'altro che preciso, il coro di Armando Tasso. Pubblico non da tutto esaurito, successo vivissimo con molti applausi a scena aperta e grandi festeggiamenti alla fine, specialmente per Amarilli Nizza. Si replica l'8, 11, 17, 23 e 30 agosto.


Cesare Galla

Commenti 0

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto e vagliato. I commenti o le parti ritenute inadatte o offensive non saranno pubblicate.

Informativa privacy: L’invio di un commento richiede l’utilizzo di un “cookie di dominio” secondo quanto indicato nella Privacy Policy del sito; l’invio del commento costituisce pertanto consenso informato allo scarico del cookie sul terminale utilizzato.