E la Padania scese nell'ex palude Storia da romanzo
LITTORIA. «Canale Mussolini», narrativa ma anche vera rievocazioneUna famiglia del Nord mette radici nell'Agro Pontino La bonifica raccontata da Antonio Pennacchi è l' epopea di una generazione di emigranti in patria
Sono migliaia i veneti, i ferraresi e i friulani che nei primi anni Trenta si trasferiscono nell'Agro Pontino. È una sorta di esodo biblico di povera gente trasportata, con i camion della Milizia e con i treni, nelle terre redente dalla bonifica. Succede anche ai Peruzzi, una famiglia, ma forse sarebbe meglio dire un clan, visto che si tratta dei genitori e di 17 figli. Mezzadri che per fame hanno lasciato il Ferrarese. Le loro vicende, sia anteriori che successive all'esodo, vengono raccontate da Antonio Pennacchi in un romanzo edito da Mondadori ([FIRMA]Canale Mussolini, 460 pagine, 20 euro) che già nel titolo rimanda a una delle opere più importanti realizzate dalla bonifica.
I Peruzzi, precisa Pennacchi nella prefazione, sono un parto della sua fantasia. Ma non esiste nell'Agro Pontino nessuna famiglia di coloni «a cui non siano capitate almeno alcune delle cose che qui capitano ai Peruzzi. In questo senso e solo in questo senso», conclude l'autore, «tutti i fatti qui narrati sono da considerarsi rigorosamente veri».
Dalla sapiente miscela di personaggi ed eventi veri con quelli nati dalla fantasia esce un profilo della bonifica e di mezzo secolo di storia italiana. Storia nella prospettiva dei coloni, emigranti in patria che hanno criteri di giudizio spesso divergenti da quelli degli altri italiani. Un piccolo ma significativo esempio sta nel comportamento di una delle protagoniste nell'immediato dopoguerra. Quando si comincia a celebrare la Resistenza, le capita di essere presente a una di queste cerimonie e in dialetto (un impasto veneto-emiliano con influenze laziali) commenta: «Anca nantri aghemo fato 'a resistensa».
E indicando il marito, che avendo capito dove andrà a parare cerca di farla tacere, aggiunge: «Me mario qua, el gà sparà a ripetission contro i mericàn». Alla fine, il marito riesce a trascinarla via e fa cenno, con la mano chiusa e il pollice aperto, che la devono scusare perché ha bevuto troppo. In realtà, le schioppettate dei coloni contro gli Alleati, dopo lo sbarco di Anzio, ci sono state, perché molti di loro, sentendosi beneficati dal fascismo, considerano nemici gli Alleati. Per lo stesso motivo, quando il 25 luglio 1943 Mussolini viene messo da parte, nessuno a Littoria si mette a scalpellare i fasci, come avviene nel resto d'Italia, e dopo l'otto settembre diversi giovani si arruolano nell'esercito della Repubblica sociale, per convinzione e non per il bando Graziani.
Fascisti dunque, compresi i Peruzzi. Ma fascisti a modo loro, più per il loro vissuto che per scelta ideologica. Il capofamiglia Peruzzi, quando ai primi del Novecento vive e lavora nel Ferrarese, è socialista sia perché è povero, sia perché è amico di Edmondo Rossoni, sindacalista rivoluzionario (vedi articolo a destra).
Sarà poi la prima guerra mondiale a cambiare tutto, e, come Rossoni, anche alcuni dei Peruzzi aderiranno al fascismo.
E sarà proprio Rossoni, divenuto importante, a offrire loro la possibilità di trasferirsi nell'Agro Pontino, dove i Peruzzi finiranno per trovare una sistemazione accettabile. Ripagheranno Rossoni, aiutandolo quando sarà condannato a morte dai fascisti e all'ergastolo dagli antifascisti.
Come si vede, le vicende della storia trovano ampio spazio nel libro, senza moralismi e con ampio ricorso all'ironia. Un ruolo centrale viene riservato alle vicende della bonifica, alla vita quotidiana dei coloni, alle fatiche del lavoro, ai sentimenti e alle passioni. Senza dimenticare i contrasti con la popolazione locale: cispadani (o polentoni) da una parte e «marocchini» dall'altra.
Per quanto riguarda gli aspetti stilistici e il valore letterario, molto elevato, rimandiamo il lettore al libro. Di una ricerca storica, scritta in modo piano e con vivacità stilistica, si usa dire che la si legge come un romanzo. Si può affermare lo stesso, a fattori invertiti, di questo libro: un bel romanzo che ci aiuta a capire cinquant'anni di storia
Emanuele Luciani
Emanuele Luciani
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