Pink Floyd, vittoria in tribunale contro la EMI
MUSICA. Sulla vendita dei brani in InternetLa band non voleva che la major vendesse singoli tratti da album
L'Alta Corte di giustizia di Londra ha dato ragione ai Pink Floyd, che avevano intrapreso un'azione legale contro la casa discografica del gruppo, la Emi, riguardo le modalità di vendita su internet dei suoi brani e il calcolo dei diritti d'autore. La band britannica chiedeva che Emi non vendesse più i singoli dei suoi dischi. L'avvocato dei Pink Floyd, Robert Howe, ha sottolineato che il contratto firmato con la casa discografica proibiva di commercializzare brani «in modo diverso da quello della configurazione originale degli album dei Pink Floyd». Visto che negli album alcuni pezzi si collegano consecutivamente, il gruppo voleva mantenere il controllo artistico della sua produzione.
La casa discografica ha da parte sua sostenuto che la norma si applicava soltanto agli album fisici, non al download su internet. L'Alta Corte ha dato ragione al gruppo, ritenendo che il contratto proteggesse «l'integrità artistica degli album» e proibisse la vendita dei singoli senza autorizzazione dei Pink Floyd. Il giudice ha inoltre condannato Emi a pagare le spese legali. Il magistrato si è inoltre pronunciato sulla somma delle royalties che Emi deve versare al gruppo. Questa parte della sentenza non è stata rivelata, visto che la casa discografica ha ottenuta che queste informazioni fossero considerate segreto commerciale.
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