Mengoni, il «Re matto» non canta
FNAC. Una lunga fila fin dalla mattina per vedere il ventenne vincitore di «X Factor», terzo classificato a SanremoIl giovane artista, una voce pazzesca tra Freddy Mercury e un soprano, si è limitato a firmare autografi e dischi per oltre tre ore per la gioia dei fan e poi è corso in albergo
Una fila che si estende dalla Fnac fino a tutta via Zambelli: 500 ragazze e qualche ragazzo in coda fin dalla prima mattina. Un gruppetto viene dalla Sardegna e gli altri da mezza Italia. Si riconoscono gli accenti di Bergamo, Torino, Milano, Padova, Bologna
Tutto per vedere da vicino Marco Mengoni, vincitore dell'ultima edizione di X Factor e terzo classificato al Festival di Sanremo con Credimi ancora.
Vent'anni o poco più, catapultato dalla provincia laziale alla ribalta nazionale in pochi mesi, Marco ha una voce pazzesca, tra Freddy Mercury e un soprano, ma l'altra sera alla Fnac (apertura straordinaria per evitare gli incidenti avvenuti nelle altre città) non ha cantato neppure per un secondo. La fila, le urla, il freddo, l'attesa snervante, e poi gli applausi, le risate isteriche, le lacrime, i regali acquistati e confezionati apposta per lui: a soddifare i fan basta un autografo, un bacio sulla guancia, una foto scattata insieme.
Preponderante la presenza femminile, a discapito della natura ambigua di Mengoni, ideale simbolo gay-friendly. Le fan di Marco si dividono in "mengonelle" (quelle under 28-30) e le "arterio-mengose" (over 30), e non sono tutte amiche tra di loro, stando a quello che dice lo stesso cantante, proprio mentre l'impianto della Fnac fa ascoltare La guerra, uno dei brani del suo secondo mini-cd, Re matto. «Ho saputo che ve state a bisticcià tra mengonelle e arterio-mengose
La guera nun ze fa
Capito?». Poi rimprovera, bonariamente, chi gli porta una sciarpa in regalo. «Maccome?!? Ho fatto pure un video dove dico che nun me dovete fa' regali
».
La teoria di fan in processione continua invece tra foto-ricordo, presenti strani (una latta di chupa-chups, un anello con un doppio ciondolo a simboleggiare le anime di Marco, una caricatura, una cintura, un disegno elaborato, una maglietta con la scritta Re matto
er mejo), e richieste bizzarre («Mi fai l'autografo sulla scarpa?»). A Napoli l'incontro con Mengoni è finito, a Milano la sicurezza ha dovuto fare gli straordinari per tenere a bada la folla che ha invaso il megastore.
Ma dopo ore di attesa al freddo, grazie all'organizzazione dello staff, alla Fnac di Veron tutto è filato liscio. A mezzanotte e mezza il flusso è terminato e Marco, dopo oltre tre ore passate a firmare dischi e foto, è potuto andare in albergo. Di solito, ai primi tour, i cantanti si ritrovano a curare i noduli alle corde vocali; lui, stavolta, avrà messo il polso nel ghiaccio.
Giulio Brusati
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