Giolitti, tutta la vita in lotta per la sinistra che non c'è
PERSONAGGIO. Si è spento a 95 anni un padre costituente, protagonista della storia politicaPrima l'uscita dal Pci e poi dal Psi di Craxi, sempre alla ricerca del progetto riformista. Il disegno che ancora non ha successo
Antonio Giolitti con Riccardo Lombardi, due esponenti critici della sinistra perennemente incompresi
Antonio Giolitti, morto a Roma a 95 anni nella notte tra lunedì e martedì, fu un socialista e un riformista in una stagione politica in cui quel termine suscitava paure, sul versante dell'Italia moderata, e riscuoteva anatemi e scomuniche nel chiuso del mondo comunista. Nipote di Giovanni Giolitti, lo statista liberale dell'Italia umbertina e prefascista, fu comunista e partigiano, per abbandonare il Pci per l'invasione sovietica dell'Ungheria, nel 1956, e trasferirsi nel Psi di Pietro Nenni che aveva iniziato proprio in quei mesi a percorrere la strada dell'autonomia dopo gli anni del Fronte popolare. Uscì dal Psi nel 1985, deluso da Bettino Craxi.
Nei governi di centrosinistra Giolitti è stato più volte ministro, e sempre, tranne rare pause, nello stesso ministero: Bilancio. Il ministero del Bilancio, istituito da Alcide De Gasperi nel 1947, completò poi la denominazione con la Programmazione economica negli anni Sessanta. Giolitti ne prese la guida la prima volta nel 1963, con il primo governo Moro. Era il ministero da cui i socialisti si ripromettevano di guidare la stagione di riforme avviata l'anno precedente, nel 1962, con la nazionalizzazione dell'energia elettrica e la nascita dell'Enel, fortemente volute da Ugo La Malfa e Riccardo Lombardi.
Fu una stagione breve e dai risultati controversi. Un Nenni disilluso annotava nei suoi diari che una volta entrato nella stanza dei bottoni «scoprii che non c'erano i bottoni».
Il riformismo è il tratto della personalità di Antonio Giolitti che accomuna nel cordoglio due personalità distanti come Massimo D'Alema e Fabrizio Cicchitto, protagonisti delle battaglie politiche non meno aspre degli anni settanta e ottanta.
Cicchitto ricorda polemicamente il no del Pci alla candidatura di Giolitti al Quirinale, proposta da Bettino Craxi. Lo stesso personagio, peraltro, da cui Giolitti prese le distanze, a metà degli anni ottanta, per rientrare nel Pci dopo le delusioni riportate dalla breve stagione riformista. Coerenza e rigore morale sono i tratti della personalità colti nei messaggi di cordoglio del presidente della Camera Gianfranco Fini e della presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. Massimo D`Alema ricorda Antonio Giolitti come «un grande maestro che ha vissuto il suo impegno per la libertà, la democrazia e l`uguaglianza animato da passione civile e spirito unitario. Con Antonio Giolitti», afferma D'Alema, «perdiamo una grande figura della sinistra, un protagonista del riformismo italiano più autentico».
La delusione di Giolitti per la parabola craxiana avviata verso una gestione del potere senza più uno sbocco riformista coincisero con il suo congedo dalla politica. Fu due volte commissario europeo e, nel 1987, venne eletto senatore come indipendente nelle liste del Pci.
Con la morte di Antonio Giolitti si assottiglia la pattuglia del Costituenti ancora in vita. Tra i membri dell'Assemblea costituente, che scrisse carta fondamentale della Repubblica dal 25 giugno 1946 al 31 gennaio 1948, solo tre siedono ancora in Parlamento, tutti a Palazzo Madama, tutti senatori a vita, tutti ex democristiani: si tratta dell'ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, di Giulio Andreotti e di Emilio Colombo. Tra gli altri superstiti, ma non più parlamentare, c'è anche l'ex ministro democristiano Luigi Gui. Ancora in vita è anche la più giovane tra i costituenti, la partigiana Teresa Mattei, classe 1921, che nella assemblea ricoprì il ruolo di segretario e che fu successivamente molto attiva nell'Udi. A lei, tra l'altro, si riconosce l'idea della mimosa come simbolo della festa delle donne e a lei si ispirò Rossellini per l'episodio fiorentino di Paisà. Il 19 gennaio 2009 era scomparso Luigi Preti, mentre nel 2008 sono morti due costituenti: il capo partigiano Arrigo Boldrini, il 22 gennaio, e Vittorio Foa, il 20 ottobre.
Massimo Colaiacomo
Massimo Colaiacomo
