Le «ossessioni» di Brunello e le suggestioni di Capossela

IDEE DI FUTURO. All'auditorium della Gran Guardia un interessante dialogo/concerto tra il musicista e il cantautore
Dalla voce ricca di mistero del violoncello dell'artista veneto a quella lenta e ricca di humour di Vinicio si intuisce che i due hanno alle spalle una lunga frequentazione
13/12/2009
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Da sinistra, Vinicio Capossela e Mario Brunello durante il dialogo/concerto alla Gran Guardia FOTO BRENZONI

«Se c'è qualcuno che deve tutto a Bach, è proprio Dio». Per dare inizio al primo appuntamento di "Idee di futuro" (la rassegna di Idem) l'altra sera alla Gran Guardia, Vinicio Capossela sceglie una frase del filosofo Emil Cioran. Il violoncellista Mario Brunello gli "risponde" con il preludio della suite n. 1 in sol maggiore, la prima delle sei composte da Bach per violoncello solo. Dalla voce ricca di mistero dello strumento del musicista veneto a quella lenta e ricca di humour di Vinicio, si avverte subito come si dipanerà la serata: con un ritmo lontano anni luce dai duetti in tv ma anche dai rutilanti concerti di Capossela.
Si capisce che i due hanno alle spalle una lunga frequentazione e che l'argomento (Bach e Le voci fuggono) è stato già analizzato in altra sede, per esempio lo spettacolo sperimentale Pensavo fosse Bach, con proiezioni, distorsioni e altre visioni. Alla Gran Guardia va in scena quasi il preludio a questo spettacolo, cioè quelli che possono essere stati gli spunti, le discussioni pre-allestimento, le riflessioni e gli scambi di battute, come in una partita di ping pong al rallentatore.
Si scoprono così i "trucchi" di Brunello che utilizza un effetto elettronico per triplicare la voce del suo strumento; si entra in sintonia con le suggestioni di Vinicio («Ascoltavo Bach suonato da Glenn Gould nella solitudine dei motel sulle autostrade, con le finestre a doppi vetri e il traffico che scorreva muto»); le connessioni con i contemporanei, come il Giovanni Sollima di Alone; e le "ossessioni" del violoncellista di Castelfranco Veneto («I suoni delle domeniche della mia infanzia che solo più tardi avrei scoperto essere di Bach»).
La sintesi dei ragionamenti intorno alla musica del maestro si raggiunge nella S.S. dei naufragati, un brano dal repertorio del cantautore (è nel disco Ovunque proteggi). Vinicio all'organo recita/canta la preghiera di un marinaio che sta affondando con la sua barca, mentre Brunello replica la tempesta, il "cielo nero" e i rumori degli alberi e dei cavi sotto tensione.
Al termine delle due ore, senza una pausa, un pensiero ci assale: se solo un regista avesse potuto riprendere il dialogo-concerto, dopo un montaggio serrato ne avrebbe ricavato uno strepitoso special per la tv o per il mercato homevideo.
Peccato, infine, per l'amplificazione dell'auditorium, certo non deputata all'ascolto ottimale del violoncello di Brunello, un Maggini del 1600 («appartenuto a Franco Rossi del Quartetto Italiano», come rivela lui), poco adatta a restituire tutte le "voci" degli strumenti sul palco, compresa quella pacata di Capossela.

Giulio Brusati

Giulio Brusati