«Le mie torri danzanti per la città dell'amore»

PROGETTISTA AMERICANO. La sua proposta è stata preferita a quelle di Pininfarina e Vasconi
Affidato all'architetto californiano William Higgins il disegno dei due grattacieli da 100 metri in vetro e acciaio
30/09/2009
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Il progetto delle due torri alte cento metri disegnate da Higgins

«Il disegno delle due torri», commenta l'architetto statunitense William J. Higgins, «si ispira all'architettura urbana e ai paesaggi di Verona. La loro caratteristica principale è infatti la leggerezza e la snellezza». Il progetto dell'architetto statunitense, per la costruzione delle due torri di 20 piani, alte 100 metri che svetteranno sull'area delle ex Cartiere, è stata preferita dai committenti del «concorso di idee» a quella di altre due «star» dell'architettura internazionale: l'italiano Paolo Pininfarina e il francese Claude Vasconi.
L'architetto Higgins è titolare di uno studio di progettazione a San Francisco, in California, specializzato in torri. Fra i maggiori progetti realizzati ci sono lo Xi'an Hi-Tech Business center, in Cina, il Soma Grand a San Francisco, l'hotel Roxas a Makati, nelle Filippine. Inoltre il suo studio di architettura ha progettato grattacieli in Corea del Sud e l'avveniristico Johns-Manville World Headquarters in Colorado.
Dalla pianta quadrata, i due grattacieli sono simili, «ma non identici», sottolinea Higgins. Che spiega: «Essi avranno due facciate che si incurvano dando l'impressione di un "dialogo" tra i due edifici, anzi, di una vera e propria "danza" delle torri». Un'idea, questa, che ha evidentemente entusiasmato i titolari della società Verona Porta Sud, proprietaria dell'area. Tanto che la conferenza di presentazione si è conclusa con le immagini dei due grattacieli accompagnati dalle note di un valzer.
All'ingresso, le strutture saranno collegate da un percorso pedonale collegato alla sala accoglienza e a un centro conferenze.
I 20 piani saranno sostenuti da una sorta di scheletro esterno a 16 colonne in acciaio a prova, sottolinea il consulente, di terremoto. Come pareti le torri avranno una "doppia pelle" formata da una doppia facciata in vetro che la notte saranno illuminate, anche con giochi di luce, dando l'effetto di enormi lampade sul parco sottostante. La decisione di dare disco verde alla costruzione delle due torri a Verona sud aveva sollevato polemiche e perplessità anche nella stessa maggioranza.
In particolare, il consigliere Mario Rossi, aveva contestato i due grattacieli sulla base di una teoria architettonico-politico-religiosa. «Verona è città medievale», sosteneva l'allora esponente di Forza Italia, in seguito passato all'Udc, «e il suo impianto urbanistico risente di una cultura cattolica, che predilige un'occupazione armonica degli spazi, con edifici bassi attorniati da spazi verdi utilizzati. Mentre», aveva osservato, «è la cultura marxista, quella delle cooperative rosse, a prediligere nell'architettura i grattacieli, con attorno spazi verdi inutilizzabili. Anche alle Cartiere, quindi, sarebbe meglio avere due o tre edifici più bassi. E poi», sostiene, «così si crea un precedente pericoloso». Anche l'ex amministratore socialista Giulio Segato, durante un convegno aveva rivendicato il fatto che in passato a Verona «si era tollerato solo il grattacielo di piazza Simoni per tutelare il paeseggio». Tuttavia, l'assessore all'urbanistica Vito Giacino, ieri in Gran Guardia affiancato dal presidente della Commissione urbanistica di Palazzo Barbieri, Marco Comencini, assicura che le nuove costruzioni si armonizzeranno perfettamente con il resto della città.
«Dobbiamo abbandonare paure e pregiudizi, se la torre dei Lamberti è il simbolo della Verona storica, le due torri alle ex Cartiere lo saranno della città del futuro ed entreranno a far parte della storia di Verona», profetizza Giacino che sottolinea il «livello internazionale» dei professionisti scelti per le proposte progettuali. «Nella loro lunga esperienza», afferma, «hanno dimostrato di saper cogliere, in ogni città in cui hanno operato, le peculiarità e le sensibilità del luogo». E.S.