«Così non può entrare» E a Parigi fu polemica
Solo qualche giorno fa il burkini, il costume per le donne musulmane, in Francia è stata oggetto di una grossa polemica rilanciata con grande enfasi da carta stampata e televisioni. A provocarla è stato il «no» di un bagnino a Carole, 35 anni, di religione musulmana, che voleva tuffarsi nella piscina comunale di Emerainville, nella banlieue di Parigi, vestita appunto di un burkini, neologismo derivante dalla fusione tra burka e bikini: pantalone fino alla caviglia, tunica lunga, cuffia che contiene i capelli e copre collo e spalle.
Dopo il «no» del bagnino, la donna, francese, convertitasi all'islam 17 anni fa - che pure qualche giorno prima era stata ammessa in piscina - è andata al vicino commissariato di polizia di Noisiel, per presentare una denuncia, parlando di «problema politico» e «segregazione». Ma per il responsabile dell'impianto, Yannick Decompois, si è trattato «molto semplicemente di un fatto di igiene». E il sindaco di Meaux, Alain Kelyor, dell'Ump, il partito del presidente Nicolas Sarkozy, ha aggiuto: «È una vicenda che non ha niente a che vedere con l'Islam, perché il regolamento interno delle piscine vieta di fare il bagno vestiti per principi d'igiene, come vieta di bagnarsi in mutande».
Carole aveva comprato il suo burkini durante una vacanza a Dubai, ma i costumi da bagno islamici sono in vendita «on line» su siti specializzati come vetislam.com. Costano dai 49 ai 110 euro e sono disponibili in diversi colori.
Riparte così anche in Italia, ora a Verona, la polemica sul velo islamico - burqa o niqab - ora nella sua versione da bagno.
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