06.08.2012
A CONTI FATTI. Il belcanto penalizzato. Solo un acuto in extremis potrebbe dare ossigeno e far sperare in un recupero
La media degli spettatori delle prime 26 recite è di 8.500/8.800: dato identico al 2010 Due Aida rovinate dal maltempo. Nel mirino anche gli orari e i prezzi dei biglietti
La 90/a stagione areniana è giunta al giro di boa e una valutazione sul suo stato di salute si rende quasi d'obbligo, visto il peggioramento in cui sta incorrendo, anche se un bilancio più sereno e definitivo si potrà trarre solo da lunedì 3 settembre, quando le bocce saranno, come si dice, ferme. E' ormai passata la metà circa delle recite in cartellone e si parla già di un dato negativo stagionale del 12-13% nelle vendite di botteghino, rispetto a quelle ottimistiche del 2011. Tutto fa propendere quindi per un ritorno ai bilanci del 2010 che furono abbastanza scoraggianti. E' impensabile un miracoloso recupero in extremis ad agosto, quasi improbabile anche alla luce della grave economica in cui si sta dibattendo l'intera Europa. La media spettatori per ogni recita, almeno fino a domenica 28 luglio, nella prima Aida esaurita con la direzione di Domingo, si può calcolare sulle 8500/8800 presenze. Detto questo l'afflusso del pubblico pagante si aggirerebbe allora sulle 225/230 mila unità, per le prime 26 recite: dato identico a quello del 2010, che si concluse poi con 432 mila presenze complessive, il minimo storico raggiunto dalla Fondazione. LE OPERE. Sono uscite ora dal cartellone sia il don Giovanni di Mozart che il Romeo e Giulietta di Gounod, per far posto ad altrettante produzioni, molto più collaudate, come Turandot e Tosca. Don Giovanni non è stata la sorpresa che tanti si auguravano. Uno spettacolo abbastanza statico nel suo complesso e poco invitante per la massa degli spettatori, di cui molti ignoravano i testi e le vicende. Qualche lungaggine di troppo agli inizi, (si è finito alle una), qualche serata inclemente per il maltempo, ne hanno anche compromesso un esito più felice. Peccato perché gli interpreti vocali, di peso, c'erano tutti. Romeo e Giulietta si è mostrato invece uno spettacolo abbastanza agile, moderno, che funziona sempre più, di anno in anno, ma che il grande pubblico non ha ancora sufficientemente «digerito». Ha bisogno di stabilizzarsi per una affermazione definitiva e incontrare una certa consuetudine fra la gente. Ma per questo occorre anche sorreggerne con più coraggio, l'immagine. Alle due opere uscenti, hanno fatto seguito poi i due colossi areniani per antonomasia: Aida e Carmen. Due opere «da Arena» come si usa dire, ma che qualche volta mostrano la corda per la loro eccessiva lunghezza. Carmen è in scena poi dal 1995 e dopo i molti aggiustamenti e le diverse versioni che ne ha tratto Franco Zeffirelli ha fatto un po'il suo tempo. Aida è incappata anche in due serate di magra, quella di domenica 22 luglio e martedì 24, ma a sua discolpa c'è stato quel grande fortunale che ha bersagliato Verona alla vigilia. La città è finita su tutti i telegiornali e non si può dire certo dire sia stato un segnale «invitante» per far venire pubblico in Arena. PUBBLICO E STRATEGIE. Il pubblico che frequenta il nostro anfiteatro non è più quello di un tempo, bisogna ricordarselo. Compra biglietti ormai a colpo sicuro, volta per volta a seconda del bollettino meteorologico e non è più disposto a fermarsi in Arena tanto tempo oltre le ventiquattro. Sono considerazioni da tenere bene a mente, anche per un ripensamento generale della stagione areniana, che secondo noi deve essere ormai fatto. In questo ripensamento dovrebbero essere inclusi anche gli orari di inizio opera (perché no alle 20,30 ?), gli eccessivi intervalli fra atto ed atto, una migliore politica dei prezzi (dopo La Scala, l'Arena è il teatro più costoso in Italia), i sottotitoli bilingue dei testi, oggi assolutamente indispensabili, le giornate di recita al martedì e mercoledì, dimostratesi quelle con minore appeal. «Siamo soli a reggere le sorti turistiche della citta», dice spesso il sovrintendente Francesco Girondini. E come dargli torto quando in piena estate non esiste a Verona neppure uno straccio di mostra, un convegno, un concerto (aprire il Filarmonico sembra un tabù?), un evento di qualsiasi natura, come supporto alla stagione lirica. Come dargli torto quando non si ha la minima percezione di entrare nella città dove si svolge la più grande stagione lirica all'aperto del mondo. Nessun striscione, nessuna vetrina, nessun altro segnale a mostrarcelo. L'Arena sembra un bene dato spesso per scontato (grave presunzione), che nessuno potrà mai farlo mancare e una faccenda per pochi veronesi, che riguardi la sola piazza Bra. Eppure guardatevi d'attorno, di lunedì, quando manca l'opera: Verona si trasforma in un autentico mortorio. UNICUM AL MONDO. L'Arena, da cento anni a questa parte, ha sempre costituito una sorta di unicum al mondo. Vederci l'opera lirica, specialmente quello che si suole definire «grand opera», è un evento di natura mondiale, che porta benefici a tutta la città ed alla sua provincia. Lo spettacolo dal vivo non è un format, come si vuole spesso immaginare, ma una magia che ogni sera si rinnova, tanto che ogni sera potrebbe e dovrebbe essere una prima. Il «core business», il momento apicale della sua esistenza, anzi la ragione stessa della sua esistenza, è quella che risponde al mandato per cui è nata, alla sua ontologia: ovvero l'idea di fare degli spettacoli al suo interno che non siano il circo delle belve o quello che immaginano alcuni cantanti nelle loro ultime dichiarazioni. IL CENTENARIO. I grandi economisti e i grandi capitani d'azienda sono sempre partiti dal motto che in periodi di crisi la reazione sia quella di investire. La stagione del 2013 parte nel segno del suo centenario, dell'anniversario verdiano, con la presenza speciale di Placido Domingo. Ma sarebbe grave pensare che da sola ci apra ad un futuro migliore. L'Arena ha bisogno di nuovi progetti, di nuovi investimenti, di nuove idee, proprio in un momento di grave congiuntura mondiale come questo, forse riducendo drasticamente anche le Aide del '13 e le Carmen, per aprire l'offerta su altre opere di grande repertorio. In casa ci sono allestimenti che sono stati già largamente apprezzati e che non avrebbero alcun costo realizzativo nell'essere riproposti. Ma soprattutto e prima di tutto oggi l'Arena ha bisogno di un profondo ripensamento generale.
Gianni Villani
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