29.07.2012
BILANCIO. Si chiude il primo mese delle svendite di fine stagione e nonostante il caldo via Mazzini ieri era una babele di gente
Assalto ai negozi da parte di russi, tedeschi e asiatici in cerca di affari con le grandi firme italiane
Shopping e saldi? Finché c'è turismo, c'è speranza. In tempo di crisi, chi non teme di svuotare il portafoglio per riempire le borse di merce - anzi di moda - è proprio il visitatore straniero. Soprattutto dal nord Europa, dalla Russia e dalla Cina. Abbigliamento, scarpe, pelletteria. Iniziati all'inizio del mese, a fine luglio è tempo di un primo bilancio. Il made in Italy è il souvenir più ricercato. E dunque, tra una foto all'Arena e un giro in piazza Erbe, la "vasca" in via Mazzini serve per setacciare le boutique, a caccia dei capi più belli da infilare in valigia. Perciò le vetrine di svariati negozi del centro storico, adattandosi al target straniero, espongono cartelli poliglotti, o solo in inglese. «Up to 50% original price»: chi può intendere, intenda. Che ci si trovi nel bel mezzo della calda estate dei saldi, però, non fa poi una gran differenza. Questo tipo di cliente non cerca il ribasso a tutti i costi. Anzi, guarda con interesse anche le anteprime delle collezioni invernali a prezzo pieno. Tanto, una volta rientrato in Russia o in Germania, canottiere e prendisole non serviranno più. Ecco giustificate le schiere di manichini incappottati. Un sabato di mezza estate come quello di ieri, di mattina, in via Mazzini: una babele. Nelle boutique affollate di acquirenti, tra candide carnagioni nordiche e neri occhi a mandorla, trovare qualche italiano sembra un'impresa. E le responsabili dei negozi non possono che confermare il trend. «Sì, a noi le vendite stanno andando bene, grazie al turismo. Il nostro cliente principale è tedesco: si tratta di affezionati, spesso con la casa al lago, che vengono a trovarci tutti gli anni. Ci sono poi molti cinesi e giapponesi», spiega Cristina Zancanella della pelletteria Furla. Anche scambiare due parole con lei è un'impresa, perché il negozio è stracolmo. E le commesse devono correre per riuscire a servire tutti, tra le mensole piene di borse di ogni foggia e colore. «È partita bene anche la nuova collezione. Il made in Italy all'estero costa di più. Perciò gli stranieri, approfittando del soggiorno a Verona, comprano diversi modelli in un sol colpo», svela Zancanella. «Timori per il dopo-estate? No. Fino a ottobre siamo coperti dai turisti. A settembre speriamo tornino i clienti italiani». Qualche dubbio in più se lo pongono da Yamamay, negozio di intimo. «La clientela è composta quasi esclusivamente da turisti. Infatti, quest'autunno sarà un'incognita. Gli italiani, causa crisi, si fanno molti più scrupoli a spendere per cose che non siano di stretta necessità, nonostante i saldi», commenta Francesca, una delle commesse. Vaghiamo tra un negozio e l'altro: da Sisley c'è un'invasione, da Benetton pienone e commesse in fibrillazione, da Carpisa non ci si muove a causa della ressa. È così un po' dappertutto. Non sono esenti dal successo nemmeno le boutique con linee di moda particolari, per esempio l'abbigliamento per taglie forti di Elena Mirò. «Sta andando bene», conferma infatti la responsabile. «Stiamo ricevendo molti clienti russi. Ci hanno spiegato addirittura che da Mosca, due volte alla settimana, partono voli dedicati proprio agli appassionati dello shopping made in Italy». E Verona è tra le tappe di questo turismo. Da Max & Co., stessi commenti: «Tanti tedeschi, russi, e anche francesi», elenca Antonella, la responsabile. «Insomma, lavoriamo molto con i turisti, perciò la crisi si percepisce meno».L.CO.
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