Quattro fiocchi su Roma e i tg non parlano d'altro
«El Buran, el vento giassà che, soffiando dalla steppa siberiana, ci fa la ponta alle rece ogni volta che mettiamo la testa fora de casa e ci sta sassinando i persegari, - scrive la Olga - è sottovalutato dalla televisión romana, tutta presa a mostrarci le immagini dei due fiochi che sono caduti sulla coa dei colombi della capitale. La neve i romani la vedono raramente, ma mi è parso esagerato che i telegiornali ne abbiano fatto un evento tale da far passare in second'ordine l'annuncio che Celentano, in occasione di Sanremo, si spoglierà del mantello per darlo ai pitochi. E mi è parso esagerato anche che il sindaco Alemanno, che oggi ha chiuso anche i musei, abbia disposto la "sospensione dell'attività didattica" (cioè scole verte ma solo per quei fiói che i genitori altrimenti non avrebbero saputo a chi sbolognare) prima ancora che nevegasse, non appena il meteorologo aveva detto che era in previsione qualche faliva sul cupolón». «Noaltri, insomma, semo qua che ci vengono le buganse solo a pensare che ci sono nove o diése gradi sotto zero e la televisión non fa neanche un accenno al Buran (confesso però che prima di leggere "L'Arena" non sapevo cosa fosse) che ha ingiassato come baccalà le mudande mie e del mio Gino, che avevo lasciato stese tutta notte sul pontesèl invece che sulla raggiera del canón della stua». «Il mio Gino dice che a Roma hanno il Ponentino e che è colpa della poca influenza dei nostri parlamentari veronesi se non sanno che al nord esiste anche el Buran. Sia come la sia, ho letto da qualche parte che con questo freddo le medie di ascolti serali della televisión sono in forte aumento nonostante i programmi facciano angossa come al solito». «D'altra parte, se fora non puoi andare se no te te ingiassi come un pito, cos'altro puoi fare? Le coppie giovani possono intorcolarse e magari far anche qualche fiól, se el ghe scapa, ma a noaltri vecioti non ci resta che indormensarse davanti a "Don Matteo" o a "Paperissima" e quando alle do de note ci svegliamo, il mio Gino, come se fossimo andati al nàit, mi dice: "Olga, anca stanotte emo fato le ore picole". El "Buran" el fischia attraverso le fessure delle porte e delle finestre nonostante il mio Gino ci abbia inciodato le asse come quando in America arrivavano gli uragani. La caldaia la pipa tanto che me vien el mal de cor a pensar alla prossima bolletta. Passarà anca el vento della stepa».
Silvino Gonzato
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