«Parlamentari, semplificare il sistema di stipendi e spese»
IL NODO DELLE INDENNITÀ. Gli onorevoli veronesi d'accordo sulla revisione della formulaFogliardi: «Troppi oneri strutturali». Testa: «Più servizi, meno soldi»
Lo stipendio dei parlamentari resta nell'occhio del ciclone. Gli italiani che perdono il lavoro o che tirano avanti con contratti atipici e che ogni giorno si sentono sempre più impoveriti a causa del carovita e delle nuove tasse, non riescono ad accettare che la politica si arrocchi nelle proprie posizioni cercando di conservare i privilegi. I deputati e i senatori veronesi spiegano che l'antipolitica sta arrivando a un punto di non ritorno e temono, come ha riferito la senatrice Maria Pia Garavaglia (Pd), che a «forza di seminare vento si raccoglierà tempesta».
Gli onorevoli scaligeri ammettono tutti che sia necessaria una revisione della formula di indennità dei parlamentari: un sistema più semplice che renda anche più facile un confronto con gli altri Stati europei e che non faccia apparire i politici più privilegiati di quel che in realtà sono. A partire dall'indennità di base che è sì molto più cospicua che in Francia, Germania e Spagna ma sulla quale viene applicata una tassazione oltre il doppio in valori percentuali. Senza contare del «labirinto» dei rimborsi spese e delle quote per i collaboratori che, oltre ad essere calcolati ed erogati diversamente nei vari paesi dell'Unione, a Roma sono gestiti in modo distinto a seconda della politica di partito. A conti fatti resta netto in tasca ai parlamentari comunque un signor stipendio che, appunto varia dai cinque agli ottomila euro netti, a seconda anche degli incarichi. Da qui la convinzione popolare che una «sforbiciatina» alle loro buste paga in tempo di crisi, anche solo per dare un segnale, i parlamentari dovrebbero approntarla.
«In un momento di crisi straordinaria, va rivista la formula delle indennità anche per un aspetto puramente morale», dice Giampaolo Fogliardi, deputato del Partito democratico. «Inutile negare che alla fine al parlamentare resta un buon stipendio. Niente di più. Però in questo momento difficile occorre ragionare a partire dalla base. Non si può avere ancora un sistema bicamerale». E prosegue: «Vanno riviste le spese strutturali, dai partiti alle istituzioni, e ricondotte a un terreno proporzionale alla congiuntura attuale». Per Fogliardi è fondamentale anche rivedere il sistema della rappresentanza politica con una legge elettorale che permetta di eleggere persone che siano la reale espressione del territorio. Ma aggiunge: «Premesso che è necessario rivedere il tutto per recuperare credibilità, ma va detto che non si può esagerare o nessuno farà mai più il deputato e ci sarà il pericolo che il parlamento sia composto da soli funzionari di partito».
Dello stesso parere anche il collega di partito Federico Testa che critica il sistema di indennizzo dei parlamentari in particolare l'erogazione diretta delle voci per i collaboratori e per le spese e dice: «Sarebbe più giusto che al parlamentare fossero dati servizi più che i soldi. Forse non sarebbe meno dispendioso per il sistema, ma almeno sarebbe più trasparente». Testa fa riferimento al fatto che al parlamentare viene assegnata una quota per pagare i segretari e portaborse, il tutto senza richiedere alcuna pezza giustificativa.
«Credo che in risposta alla crisi sia giusto che anche la classe politica riduca i propri privilegi», prosegue Testa, «ma occorre trovare un equilibrio che non danneggi la rappresentanza territoriale». E conclude: «Il problema vero del parlamento è fronteggiare le pressioni che arrivano dalle lobby».G.Cozz.
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