Avesa insorge contro il palazzo sul rio Lorì

PIANO DEGLI INTERVENTI. Raccolta di firme per bloccare una costruzione in via Podgora. Progetto approvato dal Comune Un geologo: «Si aggraverebbero i problemi idrogeologici di cui  la frazione soffre da tempo»
14/11/2011
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La sorgente del rio Lorì ad Avesa

Un palazzo a tre piani nell'antica lavanderia della città. E Avesa insorge. Adesso è una distesa di verde, racchiusa tra filari di viti e attorniata dalle piccole risorgive del Lorì, il fiumiciattolo che sgorga nei pressi di Avesa e che proprio un anno fa, complici le grandi piogge e l'innalzamento della falda acquifera, ha contribuito all'allagamento di una serie di garage della zona.
Ma nella suggestiva vallata della frazione veronese nota per gli antichi lavatoi e compresa tra via Premuda e via Podgora, vigne e arbusti potrebbero dover cedere il passo a un'imponente struttura a tre piani (più due interrati), destinati a centri abitativi e in piccola parte commerciali, per un totale di almeno 4900 metri quadrati. A meno che gli abitanti della piccola frazione incastonata nelle colline veronesi, già sul piede di guerra e con una raccolta firme in corso, non riescano a far valere le proprie ragioni: a partire dalla preoccupazione di un grave dissesto idrogeologico considerato inevitabile.
Pronti a tutto pur di bloccare l'iter del Piano degli interventi che sta per approvare la nuova edificazione (a patto della realizzazione di un nuovo asilo, a pochi metri da quello esistente, e di un'area verde e di un parcheggio pubblici), chi vive ad Avesa, a partire dalle 40 famiglie residenti nell'edificio che si affaccia proprio sull'area interessata e che l'anno scorso hanno convissuto per più di un mese con centimetri di acqua nei loro garage, stanno mettendo a punto una serie di osservazioni tecniche in merito a un progetto siglato dal Comune come «ammissibile». Carte e rimostranze devono essere depositate entro le 13 del 21 novembre.
«Il dissesto non farà che aumentare la potenza dell'acqua che, scendendo a valle, invaderà la parte bassa di Avesa fino ai quartieri Pindemonte e Ponte Crencano», dice Fabrizia Schiavon che vive al civico 14 di via Podgora.
«Costruire sul fondo della valle è come farlo nell'alveo di un torrente. I problemi idrogeologici si aggraverebbero certamente». Lo conferma Paolo Liberati, geologo e residente del complesso di via Podgora, secondo cui, oltretutto, anche la viabilità nelle già strette vie di Avesa ne risentirebbe. «Aggravare la situazione idrogeologica mentre i negozi esistenti chiudono e le case, sfitte, sono in vendita, non ha alcun senso».
Se il Piano dovesse essere approvato, denunce per danni e ricorsi al Tar non si farebbero attendere. Riprende Schiavon: «Andremo fino in fondo per capire coma possa essere cambiata la destinazione d'uso di un'area considerata protetta». Intanto l'appuntamento è per il 16 novembre nella sala Civica di Avesa, dove dalle 17.30 alle 22 verranno raccolte ulteriori firme dei cittadini da allegare alla documentazione elaborata. C.BAZZ.




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