«Il vero giornalismo non esiste senza etica»

L'INDAGINE. Convegno con rettore, vicesindaco e presidente del Consiglio regionale Veneto
Presentata da AstraRicerche una inchiesta tra gli addetti ai lavori: valori deontologici e norme sulla privacy da rafforzare. Il nodo dello sfruttamento
20/09/2011
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Enrico Finzi

È un'analisi sconfortante e impietosa quella che fanno i giornalisti veneti sulla loro professione. «Commistione fra pubblicità e informazione, frequenti violazioni della privacy, pressioni per disattendere le regole dell'etica», rileva il presidente dell'Ordine del Veneto Gianluca Amadori, «sono fra i problemi più sentiti». Ieri nell'auditorium della Facoltà di Giurisprudenza sono stati illustrati i dati di un'indagine, realizzata da AstraRicerche per l'Ordine dei giornalisti del Veneto, che ha coinvolto 485 professionisti e pubblicisti sul tema dell'etica dell'informazione. «È la prima volta che abbiamo questa "verità" da dentro», sottolinea Maurizio Pedrazza Gorlero, docente di diritto dell'informazione
Da essa risulta che l'81 per cento dei giornalisti ritiene nulla o bassa la diffusione dei comportamenti etici, che eviti cioè di dare notizie false o errate, di ledere l'onorabilità delle persone, che verifichi l'attendibilità delle fonti, che eviti di indicare i nomi di soggetti deboli, in primo luogo i minorenni, o di dare un taglio discriminatorio o razzista all'informazione. Ma il dato che maggiormente fotografa il disagio, rileva Enrico Finzi di AstraRicerche, è che per il 60 per cento i valori etici e deontologici sono del tutto o in gran parte disattesi. «È opinione diffusa», afferma, «che il giornalismo sia messo nella condizione di non poterli osservare».
Quando gli intervistati concentrano l'attenzione solo sulla testata per cui lavorano il quadro migliora, anche se di poco. Gli interessati sostengono di riuscire a comportarsi in modo del tutto positivo nel 39 per cento dei casi. Quanto al cosiddetto «giornalismo di parte», il giudizio non è negativo purché ci sia trasparenza. E lo stesso vale per l'informazione pubblicitaria. E per il 76 per cento, inoltre, va distinta la propria opinione dal racconto dei fatti.
Fra i difensori dell'etica, agli ultimi posti troviamo la politica il governo e il Parlamento. E come contromisure da prendere, in conclusione, i giornalisti veneti suggeriscono la sospensione delle sovvenzioni statali alle testate che calpestano le norme etiche, una migliore formazione dei giovani, maggiori controlli e sanzioni per gli editori.
Daniele Carlon, segretario regionale del Sindacato giornalisti veneto, ha inoltre puntato il dito sullo sfruttamento diffuso di giovani giornalisti sottopagati. «Cosa si può pretendere in fatto di verifica delle informazioni», esclama, «da chi riceve 0,50 euro a notizia per un giornale web e poco di più per la carta stampata? E poi molte realtà editoriali rispondono sempre più a logiche commerciali e ciò influisce sul lavoro dei cronisti».
Ad aprire i lavori è stato il rettore dell'ateno scaligero Alessandro Mazzucco. «Dall'indagine», commenta, «risulta che il problema primario sono le pressioni esercitate dall'esterno, ma anche il sensazionalismo è nemico del rigore professionale». Hanno portato il loro saluto il vicesindaco Vito Giacino - «La notizia dovrebbe risultare sempre superiore a qualsiasi posizione, idea o condizionamento politico, per essere unicamente corretta informazione per tutti i cittadini» - e Clodovaldo Ruffato, presidente del Consiglio regionale. «Spero», dice rivolgendosi ai presenti, «che abbiate esagerato nel dipingere lo stato dell'informazione poiché serve un'etica forte e rigorosa soprattutto per i giornalisti che si occupano di politica e finanza, anche se vi confesso che talora la voglia di penne e microfoni più accomodanti affiora in noi politici».E.S.