Sposa una musulmana e la cognata la picchia
CONFLITTI DI RELIGIONE.Patteggia sei mesi anche per gli insulti rivolti alla familiare-vittimaLa sorella non vedeva di buon occhio la giovane che aveva fatto convertire il fratello all'Islam «Non sono razzista», si difende
Non ha mai accettato che il fratello si sia sposato con una musulmana conosciuta in riva al lago nel 2009, durante una vacanza. Non aveva poi digerito che la neo cognata lo aveva fatto convertire all'Islam. E allora è finita in insulti, liti e, in un'occasione, anche in botte come denunciato dalla magrebina ai carabinieri in un paese lacustre nell'ottobre dello scorso anno.
E ieri è arrivato il patteggiamento: G.C., 43 anni, difesa da Matteo Nicoli, ha concordato con il pm una pena a sei mesi di reclusione con pena sospesa. Le accuse parlavano d'ingiurie e lesioni. I «sigilli» sul patteggiamento sono stati posti ieri dal giudice Monica Sarti al termine dell'udienza preliminare.
I fatti si sono verificati tra il settembre e l'ottobre dello scorso anno. In realtà, l'imputata ha sempre negato atteggiamenti razzisti nei confronti della cognata di 38 anni. Si è richiamata, invece, a conflitti patrimoniali con il fratello. Una volta diventato musulmano, ha spiegato l'imputata ai carabinieri, il veronese ha preteso proprio in base ai dettati dell'Islam, di aver i due terzi dell'eredità di famiglia e non la metà come prevede, invece, il nostro codice civile.
Il capo d'imputazione a carico della veronese, però, sembra parlare un'altra lingua. Seconda la denuncia della magrebina, una volta iniziata la convivenza nella casa sul lago, la sorella del marito le avrebbe reso la vita impossibile. Sarebbe stata più volte apostrofata dalla cognata come «sporca negra», «sgorbietta», «nera» e «cornuta». E il 10 settembre 2010, l'imputata sarebbe passata alle vie di fatto, graffiando la cognata sui polsi e sul viso al termine dell'ennesima lite.
La denuncia della magrebina parla anche di urla per le scale, gridate dalla veronese, di messaggi infilati sotto la porta di casa con frasi razziste. A parere dell'accusa, le finalità di queste condotte era di minare l'equilibrio della coppia dopo il matrimonio, celebratosi in un altro paese europeo il 30 aprile 2010. Sempre la magrebina aveva parlato di un profondo odio della cognata nei suoi confronti. Il conflitto, venutosi a creare in famiglia, ha portato poi una seria conseguenza: il padre ha sfrattato figlio e nuora, costringendoli a cambiare a casa.
L'imputata in un interrogatorio davanti ai carabinieri del 22 febbraio, ha ripetuto di non avere alcun pregiudizio nè di carattere religioso nè razziale nei confronti della cognata. «Ho intrattenuto nella mia vita», ha spiegato a verbale, «rapporti con persone delle più diverse religioni e culture come può testimoniare chiunque mi conosca».
E per dimostrare la sua buona volontà, G.C. ha rivelato ai carabinieri di aver inviato una e mail di riconciliazione al fratello e alla cognata in quello stesso mese di febbraio. Gli esiti di questa riappacificazione, però, non si conoscono. Ieri si è almeno chiuso il capitolo della diatriba famigliare con il patteggiamento a sei mesi di reclusione.G.CH.
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