«Addio a Forte Gisella» È cominciato il trasloco

SANTA LUCIA. Igino Mengalli: «Sarebbe un errore affidare la struttura a una miriade di gruppi»
Il presidente dell'associazione: «Dal 15 aprile cessa ogni nostro impegno. Ma siamo pronti a collaborare. Ecco le condizioni»
03/04/2011
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Si trasloca da Forte Gisella portando via i materiali

«Dal 15 aprile, come da tempo abbiamo comunicato al Comune, cessano le nostre attività di cura, manutenzione, presidio, valorizzazione e organizzazione di manifestazioni al Forte Gisella».
Lo ribadisce Igino Mengalli, presidente dell'associazione Santa Lucia, sottolineando che l'orientamento è stato preso dopo averne discusso più volte nell'assemblea e nel consiglio direttivo dell'associazione.
I volontari che gestiscono da 13 anni il vasto complesso fortilizio hanno iniziato a traslocare altrove materiali ed attrezzi con i quali hanno curato e valorizzato il Forte e la sua ampia area verde. Già è stata smantellata la cucina che, in questi anni, ha sfornato migliaia di risotti ai visitatori.
Forte Gisella è l'unico forte interamente fruibile dalla popolazione perché non è diviso in spazi riservati a sedi di gruppi che lo renderebbero, di fatto, precluso al pubblico. Tale soluzione è stata uno dei segreti del suo successo.
Mengalli aggiunge: «Parcellizzare il Forte impedisce, come accade altrove, la valorizzazione del complesso in sé nonché il percorso progressivo e organico del recupero storico. Questa non è la nostra filosofia, a meno che non si tratti di gruppi omogenei che abbiano le medesime finalità che hanno animato l'associazione Santa Lucia nella gestione del Forte fino ad oggi, in questo caso si potrebbe ipotizzare una forma di coordinamento anche con la nostra partecipazione».
Il presidente dell'associazione Santa Lucia dichiara: «Rimane, dunque, la nostra disponibilità a collaborare ma quanto sopra affermato resta condizione indispensabile insieme al necessario sostegno sia economico sia progettuale, in quanto zero euro all'anno è troppo poco viste le difficoltà attuali. Chiediamo, almeno, un minimo impegno concreto da parte del Comune riconoscendo così il valore sociale e culturale di ciò che è stato fatto».
I volontari dell'associazione sono amareggiati ma al contempo sereni «perché sappiamo di avere dato tutto ciò che potevamo sia dal punto di vista della quantità che della qualità della nostra azione, e pensiamo che sia stata una testimonianza per tutta la città e, forse, anche un esempio per le altre fortificazioni».
Dal 1998, in effetti, si sono impegnati in oltre 90 mila ore di lavoro volontario e gratuito. «Si può dire che il nostro dono alla città di Verona sia di circa 2 milioni e mezzo di euro».
Il lavoro compiuto comporta anche spese vive e per questo l'associazione ha chiesto aiuto a tutti e al Comune. Finora, l'associazione Santa Lucia ha curato quotidianamente il verde, i sentieri, i percorsi didattici, gli alberi di recente piantumazione e quelli autoctoni rari che prosperano al Forte. «Ci permettiamo qualche raccomandazione per le prossime settimane ed i prossimi mesi», interviene ancora Mengalli.
«C'è bisogno di proseguire la costante manutenzione ovvero taglio dell'erba, irrigazione, potatura e suggeriamo che quest'opera venga assicurata da enti come ad esempio l'Amia per garantire la sopravvivenza di tutto ciò».

Marco Scipolo