E adesso che fare? Il dilemma tra università e posto di lavoro

PROSPETTIVE. I liceali in massima parte scelgono l’ateneo, i tecnici pensano a un impiego

C’è chi ha già scelto e si è iscritto alla facoltà. Molte le preferenze a Ingegneria meccanica e elettronica
26/06/2009

Cosa scelgono di fare i ragazzi dopo la maturità? Lo abbiamo chiesto agli studenti impegnati in questi giorni a sostenere i primi esami della riforma Gelmini, per scoprire quanti di loro intendono proseguire gli studi, iscrivendosi all'università, e quanti invece preferiscono iniziare a lavorare fin da subito.
Tutti i maturandi del liceo scientifico "Angelo Messedaglia" che abbiamo interpellato hanno risposto di avere scelto la carriera universitaria.
Andrea Dall'Ora, il primo a uscire dopo aver sostenuto la prova scritta di italiano, ha le idee chiare: «Ho già scelto quale percorso universitario intraprendere. Come me, la maggior parte dei miei compagni di classe ha già deciso a quale università iscriversi».
C'è anche chi ha già effettuato una pre-iscrizione, come Riccardo Arduini: «Ho scelto il Politecnico di Torino, ritengo di aver fatto una buona scelta». Molti giovani vogliono acquistare un po' di indipendenza economica, anche se iscritti a qualche facoltà: «L'Università è necessaria» afferma Filippo Costa «ma mentre studio cercherò sicuramente un lavoro part-time, sia per dare una mano a livello economico ai genitori, sia per avere una certa autonomia».
Altri, come Laura Talamini, pensano invece che «sarà difficile conciliare lo studio con il lavoro, soprattutto per chi sceglie percorsi di ingegneria o scientifici».
Se gli studenti provenienti dai licei scelgono, tradizionalmente, quasi sempre di intraprendere gli studi universitari, non si può dire altrettanto dei ragazzi che si diplomano agli istituti tecnici.
Meno della metà dei giovani maturandi dell'istituto tecnico «Galileo Ferraris» hanno risposto di volere proseguire gli studi. «Io, come molti altri miei compagni di classe, ho scelto di cercare un lavoro che sia inerente con quello che ho studiato» afferma Fabio Dellera.
Altri, come Riccardo Brunelli, preferiscono cercare un lavoro che non abbia nulla a che fare con l'indirizzo della scuola frequentata: «Io voglio cambiare, non cerco nulla di attinente con ciò che ho studiato, perché proprio non mi è piaciuto». C'è anche chi ha già pronto un lavoro che lo attende, come Daniele Boschi: «Andrò ad aiutare mio padre, che ha un'attività in proprio».
Tra i ragazzi che ci hanno detto di voler proseguire gli studi, la maggior parte ha scelto i corsi di ingegneria meccanica o elettronica: una scelta in linea con ciò che hanno studiato all'istituto superiore.
In ogni caso, adesso si chiude un'epoca e si comincia ad affrontare una realtà nuova: lo studio universitario magari fuori sede o la realtà del lavoro. E si dovranno fare i conti con tutte le difficoltà che un periodo di crisi economica e finanziaria come questo sta creando alle famiglie e alle imprese.

Federico Risi