La lunga notte tra i clochard «sfrattati» dal centro storico

NUOVE POVERTÀ. Operazione della polizia municipale in piazza Mercato Vecchio ai piedi della Torre dei Lamberti. Le vicende umane di chi è finito sulla strada
Le suppliche dei senzatetto, gli agenti tra imbarazzo e risolutezza. E qualche cittadino s'indigna
  • 29/03/2009
 
Zoom Foto

Agenti cercano di convincere un senza tetto a trovare un'altra sistemazione FOTOSERVIZIO GIORGIO MARCHIORI

«Dai, posso coricarmi? Per piacere...». Fa stringere il cuore anche la supplica di un clochard cittadino «storico», un veronese, che l'altra notte voleva accoccolarsi tra una montagna di coperte in piazza Mercato Vecchio, sotto la scalinata della Torre dei Lamberti. Abbracciato al suo cane, cerca un pò di calore seduto sugli scalini da dove guarda, con aria tra il disgustato e l'implorante, i quattro vigili che lo sorvegliano puntandogli in faccia i fari della macchina di servizio.
GLI AGENTI. Gli agenti ce la mettono proprio tutta per convincerlo ad andare al dormitorio o in qualunque altro luogo, ma non lì sotto al monumento storico, non lì nel cuore della «bella Verona». Sono imbarazzati pure loro, si capisce anche da lontano che preferirebbero essere in corso Milano a fare multe o a colpire gli avvinazzati al volante, piuttosto che con un altro essere umano ridotto a dormire all'addiaccio.
Ma devono farlo: «Ordini superiori», dicono a chi contesta i loro metodi per allontanare i poveracci dai porticati, «Si faccia eleggere sindaco e poi noi facciamo ciò che dice lei», risponde uno di loro a un veronese imbufalito e indignato.
«Invece di stare qui a rompere le scatole a questa povera gente, perché non venite in piazza Dante il mercoledì notte ad allontanare tutti quelli che fanno baccano con i bongoo e con le partite di pallone improvvisate», esclama un signore che dice di abitare in centro storico e che, in modo aggressivo, attacca il povero vigile colpevole solo di fare il proprio lavoro.
GLI ORDINI. Il lavoro pone gli agenti tra l'incudine e il martello: le autorità che ordinano un certo tipo di servizio e i cittadini che dissentono, sostenendo che «ormai è un clima da Gestapo, questo ordine e pulizia a tutti i costi sta sfociando nel grottesco», come commenta un passante. E in effetti, vedere gli agenti che con santa pazienza e molta determinazione cercano di convincere poveri derelitti a sloggiare dal centro, ha un che di paradossale. Spesso si tratta di persone con ridotte capacità cognitive che si ostinano a ripetere come un mantra: «Aspetto la Ronda, aspetto la Ronda» e che poi, stancati dalla presenza delle divise, si allontanano barcollando ritornando pochi minuti dopo al medesimo punto di partenza.
Ma non ci sono solo persone rovinate dall'alcolismo o da qualche patologia psichiatrica a dormire all'aperto: ci sono molti romeni, sono circa una ventina sdraiati in piazza Indipendenza e lasciati indisturbati nel loro giaciglio dalle forze di polizia. Sono in gran parte suonatori che ciclicamente, quando il clima si fa più tiepido, arrivano in città. E c'è anche Christian, un croato che racconta la sua storia al limite del credibile e dice che attende la liquidazione della ditta dove lavorava per tornare in patria insieme alla moglie.
IL POSTO. La coppia ha infatti trovato un posticino «che non conosce nessuno» dove si rifugia da quattro notti dopo aver perso lavoro e casa per colpa di un italiano che li avrebbe truffati promettendo loro un futuro migliore. Insieme a lui c'è anche un trentenne proveniente dalla Bassa, di bell'aspetto e ben curato, che da cinque mesi vive all'addiaccio perché non ha il coraggio di tornare a casa dal padre che lo ha minacciato di morte.
«Non ci fanno andare al dormitorio, quello è solo per i rumeni», dicono tradendo la sensazione che spesso, anche nella miseria, vi sia una guerra tra poveri e una lotta tra etnie diverse. Tutti gironzolano per piazza Viviani aspettando la Ronda della Carità che porta coperte e vivande calde. I volontari infatti sono a fare la pausa caffè in un bar lì vicino prima di mettersi al servizio degli ultimi. «Noi non molliamo mai», dicono i ragazzi, «ci siamo sempre». Un lumicino di certezza e calore per chi vive ai margini di quella bella Verona che si dimentica della miseria tra un drink e uno spritz.
Giorgia Cozzolino

Giorgia Cozzolino