Il serial killer Stevanin vuol farsi francescano

DALLA CELLA AL CONVENTO. Compirà 50 anni il prossimo 2 ottobre. È da tempo seguito da un padre spirituale. Il responsabile dell'Ordine: «Non lo ostacoleremo»
L'annuncio dal carcere di Opera dove è detenuto da 15 anni Sta scontando l'ergastolo per l'omicidio di sei donne
02/09/2010
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Si scava nei terreni di Stevanin con le ruspe alla ricerca di eventuali cadaveri. Purtroppo le ricerche portarono a macabri risultati

Gianfranco Stevanin, il killer seriale di Terrazzo ha annunciato che si vuole fare frate. Per l'agricoltore quasi cinquantenne, da 15 anni in carcere con un ergastolo da scontare per l'omicidio di sei donne, in alcuni casi fatte a pezzi, non si può certo parlare di conversione.
Mamma Noemi Miola, deceduta sette mesi fa, l'aveva cresciuto timorato di Dio quel figlio, gli aveva fatto frequentare l'istituto don Bosco, gli aveva fatto fare il chierichetto e lui negli anni aveva sempre rivolto preghiere al cielo. Nella sua casa in via Torrano, la villetta color carta da zucchero ora rossa, diventata tristemente famosa negli anni Novanta, e che qualche anno fa era stata venduta, aveva sempre avuto un capitello con una madonnina.
Insomma la fede a casa di Stevanin era sempre stata un pilastro portante, soprattutto nell'educazione dell'uomo divenuto poi il «mostro» di Terrazzo. E come aveva fatto quando Gianfranco era bambino, anche quando l'uomo Gianfranco, condannato all'ergastolo, capace di intendere e di volere quando soffocava le donne durante amplessi stringendo loro il collo per poi sorprendersi sentendole accasciarsi come sacchi vuoti e ne nascondeva i corpi interi o a pezzi dopo averli squartati in un mattatoio improvvisato, lei ancora una volta, l'aveva affidato alle mani pietose dei fratelli del Terzo ordine regolare di San Francesco.
Tra dieci, o quindici anni dalla cella del carcere Stevanin potrebbe passare in quella di un convento francescano.
Oggi Stevanin è in carcere a Opera dove è descritto come un omone. Alto più della media lo è sempre stato, adesso è anche grosso, con i lunghi capelli. Un fratone, verrebbe da pensare alla notizia della sua nuova vocazione.
Rinchiuso da 16 anni, Stevanin, che compirà 50 anni il 2 ottobre, è da tempo seguito da un padre spirituale che dovrebbe verificare l'autenticità della vocazione che potrebbe portarlo nel Terzo Ordine Regolare di San Francesco.
«Un sentimento che, non viene certo ostacolato dall'ordine di Assisi perchè», spiega padre Clemente Moriggi, responsabile della Fondazione Fratelli di San Francesco, «come per l'assassino di Santa Maria Goretti anche Gianfranco è un essere creato da Dio che adesso Dio intende ritrovare».
«Il convento non è organizzato per ricevere i folli», precisa il padre spirituale di Stevanin, «e la Cassazione ha stabilito che lui non lo è. Il diritto canonico non preclude la possibilità». Ma Stevanin, oggi come allora continua a ripetere che degli omicidi commessi non ricorda nulla, quindi giusto per questo non ha nulla da perdonarsi o per cui chiedere perdono. È sempre stato ondivago in questo Stevanin. Processualmente ha cambiato atteggiamento, alternando momenti in cui si ricordava perfettamente come aveva ammazzato, come aveva depezzato. Le sue descrizioni erano impeccabili, non sembrava di ascoltare un uomo imputato di crimini orrendi, ma un medico legale che traccia un asettico racconto di quello che ha veduto durante un'autopsia. Così Stevanin raccontava di quelle mutilazioni con la sega elettrica, raccontava perfino di quando s'era dovuto fermare perchè dal cadavere della sua vittima uscivano «vermi verdognoli» e lui aveva dovuto vomitare. Ma dopo quansi 16 anni di carcere, ancora oggi Stevanin, ritenuto sano di mente per quanto la sua mente sprofondata in un abisso di orrore continua a insistere di non ricordare.
«Religioso Gianfranco lo è sempre stato», dice Cesare Dal Maso, uno dei legali vicentini che lo seguirono nei vari gradi di giudizio, «è veramente un credente, ma la vera svolta è arrivata circa sette mesi fa con la morte della madre a cui era stato sempre legato. Era stata lei a educarlo alla preghiera anche se è difficile da capire per una persona condannata per crimini feroci». Dal Maso è convinto che la vocazione del suo assistito «sia vera e sentita aiutato in questo anche dalla stretta vicinanza con i frati del carcere».
E probabilmente Stevanin è altrettanto convinto della vocazione, così come lo era quando cercava di convincere tutti d'essere innocente. Costellando le sue deposizioni, un'udienza dopo l'altra di non so e non ricordo. ma era molto tempo fa. Nel frattempo ha salvato detenuti dal suicidio quando era in carcere a Sulmona, è stato aggredito e non ha reagito perchè «non è francescano». Chissà quante sroprese ha in serbo ancora.

Alessandra Vaccari