Lo strappo Fini-Berlusconi scuote il Pdl
POLITICA NELLA BUFERA. Disorientamento e preoccupazione tra militanti ed eletti nelle istituzioni per gli sviluppi futuri. Il popolo del centrodestra: «Fare chiarezza». E per le nomine negli enti rischia di complicarsi tutto
Verona. Ciclone sul Pdl, dopo il caso Brancher. Da Roma a Verona, che tanto romana è. Il divorzio fra Fini e Berlusconi fa discutere. Fra gli storici militanti di Alleanza nazionale, e non solo quelli provenienti dal Msi. Fra simpatizzanti di destra e cittadini comuni attenti all'evolversi della politica. Verona vuol dire tanto, per An. Qui, nel 1995, un comizio di Fini dopo la svolta di Fiuggi riempì piazza Bra. Tre anni dopo, al Palasport, la Fiuggi 2, grande manifestazione nazionale. Oggi, la città scaligera esprime un sottosegretario, Alberto Giorgetti, ex An, coordinatore regionale del Pdl dopo esserlo stato di An, cresciuto con Fini. Come suo fratello Massimo, assessore regionale da 15 anni, coordinatore cittadino del Pdl. La domanda è: da che parte stanno, ora che Berlusconi dà il ben servito dal Pdl a Fini ed a una trentina di suoi seguaci?
Fini intanto fonda il gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia. È parte anche a Verona l'adesione a Generazione Italia, il movimento vicino a Fini, sostenuto anche da altri esponenti del Pdl ex An, della città e della provincia, oltre che da esterni ai partiti, e che ha già formato cinque circoli. Capofila è Paolo Scaravelli, ex Msi ed ex capogruppo di An in Consiglio regionale, che in passato aveva rotto con Fini: «Non avevo condiviso la nascita del Pdl e l'annessione di An a Forza Italia», dice, «ma oggi condivido le posizioni di Fini su legalità, unità nazionale e sulla necessità di una destra liberale e moderna. Vorrei sapere oggi che cosa pensano di questo progetto i fratelli Giorgetti e i dirigenti formatisi con Fini».
Sono domande che si pone anche Paolo Danieli, ex senatore prima del Msi poi di An, ora del Movimento per l'Italia di Daniela Santanché, nel Pdl: «Otto anni fa denunciai la distanza di Fini dalla destra e che l'avrebbe portato alla distruzione. Ha fatto fuori tutti i suoi oppositori e vedremo ora quanti lo seguiranno. A Verona penso sia ridicolo avere due gruppi, An e Forza Italia. Se ne faccia uno, per far partire davvero il Pdl». «Non ho motivi per compiere una scelta diversa dal Pdl», dice Massimo Giorgetti, che aveva auspicato un gruppo unico in Consiglio comunale fra An e Forza Italia. «Il Pdl deve però compattarsi, deve chiudere con le nomine in enti e aziende», aggiunge, in vista della riunione di oggi con il sindaco Flavio Tosi. La matassa, però, potrebbe ingarbugliarsi ancora di più.
Ciro Maschio, capogruppo di An in Consiglio comunale, prende posizione: «Rispetto ogni scelta se compiuta in buona fede. Continua il mio impegno nel Pdl, insieme ai leader storici di An che hanno condiviso questa scelta, come Meloni, Gasparri, La Russa, Alemanno, Matteoli. Non credo ci siano ricadute sul territorio, dove continuiamo a lavorare bene. Un gruppo unico del Pdl in Comune? Mai stato contrario». E se Marco Padovani, assessore, sostiene che «siamo con il Pdl, fedeli al coordinamento cittadino, per portare avanti ancora l'azione politica di An e di Forza Italia», Vittorio Di Dio, assessore, della Destra sociale, chiarisce: «La rottura fra Fini e Berlusconi era inevitabile. A questo punto, però, anche a Verona, è necessaria chiarezza e compattezza».
Elena Traverso, consigliere comunale di An: «Fini ha avuto l'importante merito di traghettare il nostro partito da movimento di opposizione a destra di governo. La scelta di dare vita al Pdl va vista in questa ottica ed è a mio parere una scelta vincente. Condivido alcune questioni politiche sollevate da Fini negli ultimi mesi; molto meno però i toni e i modi. A livello locale sarebbe importante dare un segnale di unità, con un unico gruppo consiliare del Pdl». Salvatore Papadia, capogruppo di Forza Italia, apre: «A settembre va affrontato il problema del gruppo unico del Pdl, che va fatto», dichiara. «I nostri elettori vogliono vederci uniti».
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