Per gli ex amici è un «infame»
IL RETROSCENA. Il racconto di un ispettore della polizia penitenziariaScritte a caratteri runici sui muri delle celle
Fu un ispettore della polizia penitenziaria che si accorse, il 13 giugno, che le condizioni della cella 21 della prima sezione erano modificate. Scritte e motti in caratteri runici, foto di Corsi e Vesentini corredate da «infame» attaccate alle pareti, l'immagine di Hitler nell'anta dell'armadietto e altre scritte in bagno. E le condizioni della cella 21, quella in cui sono detenuti Nicolò Veneri, Federico Perini e Riccardo dalle Donne, per loro sono diventate anche una nuova contestazione: danneggiamento ai beni dello Stato.
A spiegarlo ieri sono stati i due ispettori di Montorio che notarono le scritte e le fotografarono inserendole in un fascicolo che fu trasmesso al dottor Francesco Rombaldoni, il pm titolare dell'inchiesta sulla morte di Nicola Tommasoli.
«Siamo obbligati a rilevare eventuali danneggiamenti, in questo caso alcune scritte erano rivolte ai due coimputati», ha spiegato l'ispettore Di Bartolo, «inoltre potevano avere un rilievo investigativo per i tre soggetti e rimettemmo gli atti alla Procura». Così quella rabbia raccontata sui muri, quel «Nunc est Bibendum», «Vivi come se dovessi morire subito, come se non dovessi morire maì», «Only White shoes», quella storpiatura del cognome e della fotografia di Andrea in uno sprezzante «Sir Spermentini» e quella qualifica di infami ai due ragazzi di Illasi che fin dall'inizio non si sono trincerati dietro al silenzio ieri sono entrati in aula. Loro tre, sempre accanto in corte d'Assise e sempre nella stessa cella, rimasero in isolamento fino ad ottobre, ora permane il divieto di incontro con gli altri due ma il loro comportamento, a parte quelle scritte, non ha dato luogo a rapporti disciplinari.
Perini, Veneri e Dalle Donne nemmeno ieri hanno deciso di parlare: il difensore di Veneri (Tiburzio de Zuani) aveva chiesto l'esame del suo assistito ma poi ha rinunciato (anche se non è escluso che il giovane renda dichiarazioni spontanee in futuro).
Vesentini ha parlato e risposto per due ore al pm, alle parti civili e alle difese, gli altri tre giovani uno dopo l'altro sulla sedia dei testimoni sono rimasti pochi minuti, giusto il tempo per dettare le proprie generalità e dire che si avvalevano della facoltà di non rispondere. Anche Guglielmo Corsi ha scelto di non parlare. Poi nel pomeriggio, quando sono rientrati in aula, gli agenti della polizia penitenziaria hanno fatto sedere Andrea accanto al suo legale ma sul lato esterno. Lontano dagli altri.F.M.
