«Provinciali, il Pd da solo senza Di Pietro»
POLITICA. Grandi manovre verso il votoDal Moro, deputato del Pd: «No ad alleanze confuse»
Si avvicinano le elezioni provinciali, nel centrosinistra i giochi sembrano fatti. In realtà ci sono ancora le primarie e l'alleanza con Di Pietro: due nodi non semplici da sciogliere. Anche perché l'Idv vuole scegliere il candidato presidente. E Gianni Dal Moro, deputato del Pd e collaboratore di Enrico Letta, ha qualcosa da dire.
«Sono convinto che il Partito Democratico è un progetto di medio periodo, dobbiamo sapere che la nostra è una competizione che di lungo respiro, si gioca sui 3.000 o 5.000 metri non sulle piccole cose. Magari con alleanze che rendono confuso il progetto del Pd».
Si riferisce a Di Pietro? Volete correre da soli?
Sì, perché per me, il primo obiettivo è fare tutto quello che è possibile per rafforzare l'identità, il progetto e la rappresentanza del Pd. Ripeto il nostro è un progetto di medio periodo, che vuole rappresentare una alternativa radicale alla situazione attuale. Ritornare ad alleanze non omogenee, cartelli elettorali frastagliati che durano il tempo delle votazioni per poi dividersi in Consiglio Provinciale è un film che non vorrei rivedere.
Già ora il centrodestra è accreditato di un certo vantaggio, se poi andate da soli la sconfitta è matematica, no?
Perché, mi faccia capire, correre con un candidato presidente della Provincia sostenuto da una fila di partiti di centro sinistra e sinistra vuol dire forse vincere? Guardi, io penso che non dobbiamo più tornare indietro, dobbiamo guardare avanti, dare forza e identità al nostro progetto mettere in campo le nostre forze migliori, donne e giovani, persone di esperienza e amministratori, con il simbolo del Pd, magari affiancando la nostra lista, liste civiche territoriali e la lista del presidente e impegnarci a trovare un candidato presidente autorevole che ci possa aiutare a migliorare la nostra quotazione.
E allora l'accordo con Italia di Valori?
Non sono a conoscenza di accordi tra il Pd e Idv a livello regionale, ma se così fosse, noi dobbiamo rigettare queste logiche. Siamo un partito federale che parte dai territori, che non accetta e non deve accettare imposizioni dall'alto. Sono logiche da prima repubblica che dobbiamo dimenticare.
Ma con l'Italia dei Valori è disponibile a raggiungere a Verona un'intesa?
Guardi, personalmente l'alleanza con Idv non l'avrei fatta neppure alle elezioni politiche. Questa è la fase dell'identità e del progetto del Pd: dichiarare di voler costruire un partito a vocazione maggioritaria, riformista, moderno e post ideologico, non populista e demagogico che sta sui fatti e contenuti e poi fare l'accordo con (i radicali) e con Di Pietro mi è parso quantomeno contradditorio. Come abbiamo visto, incassato il risultato, ognuno è andato per conto suo. Basta, abbiamo già dato.
Problema ulteriore: selezionare il candidato Presidente.
Guardi, io non sono mai stato fra quelli che pensano che le regole e le norme possano sostituire la politica. Io penso che una classe dirigente autorevole dovrebbe fare sintesi e trovare la persona più autorevole a rappresentarci. Se poi ci saranno più candidature che riscuotono un buon consenso lo strumento sono le primarie. Però, con una regola chiara e indiscutibile: chi si candida a presidente della Provincia se perde o vince rimane in Consiglio a fare il suo dovere, fino al termine del mandato. Basta con i giochetti di chi vuole utilizzare questa competizione per farsi pubblicità e utilizzarla come trampolino per candidarsi poi alle elezioni regionali. Oltre alla questione morale, c'è anche l'etica in politica.
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