Sondaggi, nel Veneto centrodestra al 60%
VERSO IL VOTO. Guerra di cifre tra le varie società di rilevazione, ma il risultato non cambiaGiochi quasi fatti per il 28 e 29 marzo. Zaia senza problemi, la Lega vuole staccare il Pdl. La sfida di Bortolussi: sopra il 30%
Mancano due settimane alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo e infuria la guerra dei sondaggi. Come già aveva anticipato al nostro giornale il politologo Paolo Feltrin, nel veneto i giochi sono quasi fatti. E le indagini per conoscere l'intenzione di voto dei cittadini veneti, diffuse su alcuni quotidiani, danno in vantaggio netto il candidato del centrodestra per la presidenza della Regione, Luca Zaia, rispetto a quello del centrosinistra, Giuseppe Bortolussi, staccati di molto rispetto a quello di centro Antonio De Poli.
Sin qui la conferma di una tendenza già rilevabile dai consensi sinora già presi dalle forze politiche in corsa, che difficilmente possono spostarsi di decine di punti percentuali. Ma nei risultati di due sondaggi emergono differenze di un certo peso. Ricordiamo anzitutto che i candidati alla presidenza della Regione sono sette: Luca Zaia (Lega Nord, Pdl e Alleanza di centro); Giuseppe Bortolussi (Pd, Idv, Federazione della sinistra, Sel-Psi, Idea); Antonio De Poli (Udc e Unione Nord Est); Silvano Polo (I Veneti); Gianluca Panto (Partito nasional veneto); David Borrelli (Movimento beppegrillo.it); Paolo Caratossidis (Forza Nuova).
Dall'indagine sulle intenzioni di voto svolta da «Demos & Pi» del sociologo Ilvo Diamanti, pubblicata sul Gazzettino venerdì, emerge che il ministro dell'agricoltura, il leghista trevigiano Zaia, prenderebbe il 61,3 per cento, più del doppio di Bortolussi, al 29,9 per cento, e addirittura 10 volte tanto De Poli, al 6,1.
Uno scenario netto, che però si discosta in parte dall'indagine pubblicata lo stesso giorno, venerdì, dal Corriere della sera, che prende in esame dati rilevati in tutte le 13 regioni al voto per eleggere il presidente della Regione e il Consiglio regionale. Da cui risulta che Zaia è pure in vantaggio, ma con il 56,6 per cento (5 punti meno rispetto all'altra rilevazione), davanti a un Bortolussi al 34,6 (qui invece cinque punti in più), con De Poli al 6,9. Dalla seconda indagine, quindi, Bortolussi esce comunque con una sconfitta, ma meno pesante rispetto al primo sondaggio.
La rilevazione Demos inoltre dà conto delle intenzioni di voto dei singoli partiti e qui si può notare come, in Veneto, la Lega sbaraglierebbe il campo con il 33,5 per cento, primo partito, seguita dal Pdl al 23,5 e dal Pd al 23. L'Udc invece arriva al 6, al 5,8 per cento l'Italia dei valori, al 2,8 Prc-Pdci e al 5,4 per cento altri partiti e liste che non raggiungono in modo netto il 2. Indecisi, schede bianche e astenuti arrivano, sommati, al 20,7 per cento.
Il Corsera, invece, pubblica sulle intenzioni di voto relative ai partiti sei rilevazioni di altrettanti istituti (fra cui Demos stesso) da cui emerge una media, su tutte le 13 regioni al voto, del 36,6 per cento per il Pdl, del 10,8 per la Lega, del 28,8 per il Pd, del 6,9 per l'Idv e del 6,2 per l'Udc. Il voto avrà comunque un forte significato politico se si considera il 28-29 marzo si va alle urne per rinnovare 11 amministrazioni provinciali e 18 Comuni capoluogo più tanti altri Comuni (nel Veronese Nogara, Trevenzuolo, Vigasio e Palù). In totale sono 44 milioni gli italiani chiamati alle urne.
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