«La mafia scommette sulla politica»
IDV. Ciancimino jr , invitato dal candidato Benny Calasanzio, ha partecipato al suo primo dibattito pubblico
«Non sapete quante volte mi sono detto che avrei dovuto mandare a quel paese mio padre, Provenzano e tutto il resto, che insomma avrei dovuto avere più attributi. Ma io avevo tanta paura e all'epoca non era facile capire quello che era Stato e quello che era anti Stato. Con chi avrei dovuto parlare? Con il carabiniere che teneva i contatti con mio padre?».
Risponde così Massimo Ciancimino, figlio di Vito, sindaco democristiano di Palermo e «organico» al clan dei corleonesi, come lo definì Tommaso Busctetta, a chi gli chiede «come ha fatto a stare accanto a un padre che macinava sangue per interesse della mafia». Una risposta genuina che lo sveste di tutte le etichette che gli sono state affibbiate in questi anni di dichiarazioni a «rate» sui rapporti tra mafia e Stato e che lo fa apparire uomo, fragile e imperfetto, come chiunque altro costretto a vivere con la famiglia sotto scorta.
Massimo Ciancimino, che ultimamente ha creato scalpore con le sue deposizioni che tiravano in ballo il senatore Marcello Dell'Utri e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, (in sede di Corte d'appello però sono state escluse le dichiarazioni di Ciancimino sul senatore perché giudicate di «estrema genericità») era l'altra sera ospite, in sala Lucchi, di Benny Calasanzio il candidato indipendente dell'Italia dei valori al consiglio regionale. «Non faccio politica, non sapevo nemmeno che Benny fosse candidato. Ho una sorella che sta con Forza Italia, che dire? Non si possono mica scegliere le sorelle», dice il figlio del boss con ironia spiegando però che è il primo dibattito pubblico cui partecipa. Ma più che un dibattito è un interrogatorio. Calasanzio legge per mezz'ora una cronistoria dei fatti accaduti durante gli anni delle stragi, appurati da sentenze e infarciti di intercettazioni telefoniche. Riporta nomi, soprannomi e date, poi chiude i preamboli e attacca con le domande a raffica al suo ospite che, a un certo punto, sbotta ironico: «E' peggio di Ingroia», il magistrato della procura distrettuale antimafia di Palermo, considerato l'erede del giudice Paolo Borsellino, e titolare dell'inchiesta sui rapporti tra mafia e politica. Ciancimino junior fa anche qualche precisazione su Berlusconi e sulla nascita di Forza Italia. Incalzato dalle domande di Calasanzio sul premier dice: «Non dissi che Forza Italia nacque dalla trattativa tra Stato e Cosa nostra, fu una esasperazione dei media per delegittimarmi, dissi che in quegli anni in cui c'era questa trattativa nacque Forza Italia e che la mafia, come aveva già fatto con la Democrazia cristiana e con i socialisti di Martelli, come sempre puntava le sue fiches e nel 1994 le puntò su Forza Italia. Che poi quella fiche sia stata giocata oppure no, lasciamolo stabilire ai magistrati».G.C.
Tweet