«Minacce con pistola nel vagone letto»
SICUREZZA. Gli incontri sgraditi che capitano sui convogli passeggeriIl capotreno: «Domenica mattina attraverso vagoni pieni di ragazzini che stanno male per la droga»
Più che un lavoro, una missione. Oggi più pericolosa di ieri. Sui treni passa l'umanità: dai manager ai clochard, dagli anziani agli studenti universitari, dai preti alle prostitute. Ma anche tanta delinquenza, come ladri e spacciatori. E ancora tossicodipendenti, alcolizzati, pazzi. Tutto un mondo, insomma, che è il capotreno da solo a dover gestire, mentre le carrozze corrono.
Per chi svolge questo lavoro, sicurezza è sinonimo non tanto di manutenzione e controlli, come accade per operai e macchinisti, ma piuttosto di ordine pubblico e incolumità. La propria, innanzitutto ma anche quella dei passeggeri, non sempre facile da tutelare soprattutto di notte e su certe linee. «Fino a qualche tempo fa il personale era più numeroso. Ma dopo la cura dimagrante fatta alle risorse umane, ora siamo solo in due: il macchinista nella locomotiva e il capotreno, di fatto l'unico personale di bordo», spiega un capotreno che chiameremo Giovanni per tutelarlo.
La gran parte degli episodi di cui è stato testimone sono avvenuti sulla Milano-Venezia, la più problematica.
«Ero in servizio su un treno in cui c'erano anche vagoni letto. Avevo individuato due persone che si aggiravano tra i corridoi e avevo il sospetto che fossero ladri. Ma non mi ero accorto che ce n'era un terzo finché non ho sentito un oggetto freddo sul collo e una voce che da dietro mi minacciava di lasciar stare i due, se avessi voluto continuare a vivere. Era il complice che mi aveva puntato la pistola al capo».
Disavventure all'ordine del giorno. Anzi, della notte; «Un'altra volta mi è capitato di entrare in uno scompartimento e di trovare un uomo a terra, ricoperto di sangue. Era un giovane reduce da un combattimento disputato a Milano. Era ridotto proprio male: il volto era tumefatto e, fra la pelle insanguinata delle nocche della mano, aveva ancora incastrato l'incisivo dell'avversario; si guadagnava da vivere così, mi ha raccontato, con gli incontri clandestini», prosegue Giovanni che, nonostante i rischi e la paura, dice di adorare il suo lavoro.
««Siamo chiamati a gestire anche vere e proprie situazioni d'emergenza che riguardano tutto il treno, come quando siamo costretti a fermarlo perché qualcuno si è suicidato gettandosi sui binari. Purtroppo accade più frequentemente di quanto si pensi, soprattutto durante le festività. Ci troviamo davanti a scene assurde e raccapriccianti. Ed anche molto tristi. Come durante il turno della domenica mattina, quando gli scompartimenti sono stipati di ragazzini di 16-17 anni di ritorno dalle discoteche della zona, visibilmente alterati da chissà quali droghe, che tremano, sudano freddo e stanno male».I.N.
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