Stato di agitazione.«Un piano nazionale»

I SINDACATI. Affollata assemblea con le rappresentanze territoriali e nazionali dei lavoratori: salvare la ricerca

Le organizzazioni chiedono l’intervento del governo e l’apertura di un tavolo istituzionale
09/02/2010

«Abbiamo bisogno di un intervento del ministero per la ricerca e lo sviluppo, il governo non può permettere che un tale centro di eccellenza venga trasferito all'estero», affermano i rappresentanti sindacali dei ricercatori Gsk, che incontreranno domattina in prefettura il ministro Maurizio Sacconi e il prefetto Perla Stancari per discutere della chiusura del centro ricerche di Glaxosmithkline.
Intanto, ieri pomeriggio nella sede di via Fleming i lavoratori riuniti in assemblea hanno incontrato il presidente della Provincia Giovanni Miozzi, le segreterie nazionali e territoriali di Filcem Femca e Uilcem, le segreterie territoriali Cgil, Cisl e Uil. Si è deciso lo stato d'agitazione. Filcem, Femca e Uilcem si sono rivolte principalmente al governo, al quale chiedono «oltre ad un intervento autorevole sulla vicenda, anche una discussione di politica industriale che finora è mancata, costringendo ogni volta a ragionarne solo per le conseguenze occupazionali derivanti da politiche di rispetto dei bilanci e di tagli alla spesa sanitaria e farmaceutica».
Filcem, Femca e Uilcem hanno anche annunciato l'intenzione di mettere in campo ogni azione possibile per far recedere Gsk da questa scelta e sollecitato Farmindustria e il governo ad assumere immediatamente una posizione fortemente critica nei confronti dell'azienda.
«Abbiamo chiesto alle istituzioni», spiega Sergio Gigli, segretario nazionale Cisl-Femca, «di essere a supporto dei lavoratori e di non frammentare tavoli, perchè la nostra richiesta è rivolta alla presidenza del Consiglio dei ministri». I ricercatori hanno, infatti, ricordato più volte come il centro ricerche Gsk di Verona abbia una valenza che va oltre quella meramente aziendale. La ricerca viene da tutti considerata la leva per uscire dalla crisi e per rilanciare innovazione e sviluppo del sistema industriale italiano.
Il segretario nazionale Cgil-Filcem, Marco Falcinelli ha sottolineato che «questa vertenza non riguarda solo il centro di Verona, ma l'intero sistema ricerca nel nostro Paese», afferma Falcinelli, «siamo lontanissimi dagli obiettivi dettati dall'agenda di Lisbona. Il caso Glaxo è una vertenza simbolica e ci torna utile per discutere con il governo a più largo raggio del comparto farmaceutico», ma aggiunge, «se questo succede per un gruppo che non presenta un situazione di bilancio in difficoltà, ma ha margini di guadagno importanti, se succede ad una realtà che ha ottenuto 24 milioni di euro nel 2009 per finanziare progetti di ricerca dallo Stato con progetti specifici, situazione che nulla lasciavano intravedere ne giustificano interventi così pesanti sul piano industriale e professionale, cosa sarà del resto della ricerca?».
Il dubbio è confermato da Sandro Santicchia, segretario nazionale Uil- Uilcem che in risposta ai vantaggi fiscali goduti in Inghilterra ed evidenziati dal management Glaxo per giustificare investimenti nella ricerca oltremanica,
Santicchia fa notare che «non sono concessi finanziamenti diretti alle imprese» e spiega che «facilitazioni di carattere indiretto tese a salvaguardare l'occupazione e il patrimonio nazionale, seppure in presenza di una multinazionale, sono politiche che accettiamo e per le quali dobbiamo trovare l'approvazione dal governo».
I lavoratori hanno lanciato un appello per un tavolo di confronto nazionale, presso la presidenza del Consiglio, nel quale «obbligare la società al mantenimento degli impegni assunti a suo tempo» e a dare un futuro al centro di ricerche di Verona.

Elisa Costanzo