Incontro Glaxo-Tosi «Ci sono alcuni spiragli»

VERTICE A PALAZZO BARBIERI. Dopo l'annuncio choc dello smantellamento del centro ricerche, la politica è al lavoro
La multinazionale ribadisce: «Gsk non lascia Verona». Da Roma il ministro Fazio: «Il governo è pronto a intervenire». L'incontro nella Capitale sarebbe già fissato per lunedì
06/02/2010
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L'incontro tra il sindaco Tosi e l'assessore regionale Sandri con il presidente e amministratore delegato di Gsk, Luc Debruyne, e il vicepresidente Daniele Finocchiaro

«Qualche alternativa alla chiusura del centro ricerche è possibile, la società è disponibile a valutare diverse ipotesi». Lo dice il sindaco Flavio Tosi al termine del faccia a faccia svoltosi ieri mattina a Palazzo Barbieri con i vertici della Glaxo-SmithKline. All'incontro nell'ufficio del sindaco hanno partecipato l'assessore regionale alla sanità Sandro Sandri, il presidente ed amministratore delegato di Gsk, Luc Debruyne e il vicepresidente per affari istituzionali, comunicazione e vaccini, Daniele Finocchiaro.
Era stato lo stesso Tosi a sollecitare l'incontro subito dopo che si era diffusa la notizia della chiusura, prevista per fine anno, della struttura che dà lavoro a 550 addetti.
IL MINISTRO FAZIO. Da Roma intanto il ministro della salute Ferruccio Fazio fa sapere che «il governo intende intervenire, senza poter garantire nulla», sottolinea, «ma cercando soluzioni, locali e non, per non disperdere questo patrimonio creato negli anni. Quella della Glaxo», dice il ministro, «è una vicenda che ci ha lasciati con l'amaro in bocca ma come ho già detto ai dirigenti dell'azienda c'è la mia attenzione personale e dell'intero governo oltre alla disponibilità del ministro Sacconi di intervenire, qualora sia necessario, sulla vertenza lavorativa per cercare soluzioni». E il primo incontro tra Governo e Glaxo a Roma potrebbe svolgersi, ma è da confermare, già lunedì prossimo.
A colloquio finito i dirigenti della multinazionale si limitano a distribuire una nota che, al primo punto, ribadisce che «la riorganizzazione riguarda il solo settore delle ricerche e non mette in alcun modo in discussione la continuità delle altre attività presenti nel polo di Verona, cioè la produzione di antibiotici per oltre 120 paese nel mondo e le strutture del quartier generale di Gsk Italia». La nota della società, inoltre, evidenzia la scelta di «interrompere la ricerca in alcune aree terapeutiche che presentano un rapporto meno favorevole rispetto ad altre fra gli investimenti necessari e la possibilità di scoprire terapie utili». Fra queste aree terapeutiche, viene specificato, «sono stati scelti per la dismissione alcuni settori delle neuroscienze» che riguardano i centri di Verona e di Harlow in Gran Bretagna. La Glaxo, inoltre, definisce «speculazioni destituite di fondamento» le voci di trasferimento della produzione in Cina che «non solo creano confusione ed ingiustificate ansie nella popolazione e nei dipendenti ma ostacolano il dialogo fra le parti sociali». La nota termina con l'affermazione che «i dipendenti, pur nella necessità di una ristrutturazione, rimangono in cima alle priorità dell'azienda».
Tosi assicura tuttavia di aver intravisto «un'apertura». Ma, aggiunge subito, «serve un impegno congiunto della città, con le parti sociali, i soggetti economici e, lo sottolineo, finanziari, della Regione e del governo nazionale». Dal colloquio il sindaco esce con la sensazione che «un'alternativa è possibile» e afferma: «Qualche idea c'è, ma bisogna fare presto, ciò che si può fare», si limita a dire, «è mettere insieme le categorie economiche, finanziarie e sociali della città per mantenere il centro ricerche e valutare quali risorse si possono mettere in campo».
RILANCIO DELLA RICERCA. L'idea, alla quale sta lavorando anche l'assessore regionale alla Sanità Sandro Sandri, è quella di cogliere l'occasione per rilanciare la ricerca a Verona dopo l'esperienza negativa del Parco Star dal quale tutti i soci si stanno sfilando o lo hanno già fatto. Sandri, che è ingegnere ed è stato presidente di Veneto Innovazione, sta sondando la possibilità di creare un vero centro di ricerca che abbia alle spalle una multinazionale (con il know how e i laboratori di Glaxo), una università di riferimento (con il nostro ateneo ci sono già molte collaborazioni aperte) e il mondo delle imprese. A questo proposito si dovrebbe aprire un tavolo di concertazione con Glaxo e tutti gli attori interessati per capire con un piano finanziario quali sarebbero i costi e chi sarebbe disponibile a sostenerlo. «Stiamo ragionando», riferisce lo stesso Sandri, «se si riesce, a fronte di questa perdita, a rilanciare un progetto per la città che consenta di non disperdere conoscenze e patrimoni. Glaxo sarebbe disponibile a prestare la sua collaborazione e noi potremmo creare un nuovo indotto per imprese che investono nella ricerca».