Il rapimento di Daniele Natali La Farnesina chiede il silenzio
GIALLO A PLAYA DEL CARMEN. La famiglia del commerciante, che vive a Borgo Trento, è in attesa di notizie dal MessicoIl commento dei familiari chiusi nel dolore: «Non è stata raccontata tutta la verità» Tra le piste seguite dagli investigatori, quella del sequestro per ottenere un riscatto
«Abbiamo ricevuto disposizioni dall'unità di crisi della Farnesina e dobbiamo mantenere il massimo riserbo, cerchi di capire», gentilissimo Alberto Natali risponde al telefono. L'ennesima chiamata di una giornata infinita: «le rispondo quello che ho già detto agli altri, scusate ma non possiamo dire niente di più. Quello che è uscito sui giornali messicani, e che è stato ripreso da quelli nazionali, è falso ma non possiamo aggiungere nulla». Si ferma un attimo poi la voce tradisce la preoccupazione, l'angoscia, la sofferenza per quello che sta accadendo dall'altra parte del mondo, a migliaia di chilometri, a Daniele. La distanza e l'impotenza.
«Quando saremo in grado di poter dire qualcosa, quando potremo farlo saremo noi i primi a chiamare, scusate». Una chiamata finita con la voce strozzata dal pianto. Poche ore dopo la richiesta, lanciata in agenzia: la famiglia del giovane imprenditore veronese rapito giovedì sera a Playa del Carmen da un gruppo formato da uomini armati, ha chiesto il silenzio stampa sulla vicenda.
Dal giorno del sequestro avvenuto mentre Natali, che compirà 33 anni il 25 marzo e la cui residenza è a Verona, in via Calatafimi, era nel suo negozio a Playa del Carmen (località balneare della cosiddetta «Rivera Maya» dove vive una delle più folte comunità italiane del Messico) che tratta auto usate e che si trova tra l'avenida 115 e calle 12 Norte, l'unità di crisi della Farnesina è in stretto contatto sia con l'ambasciata italiana in Messico che con la famiglia. «Non si conosce la natura del sequestro», ha dichiarato l'ambasciatore italiano nel Paese latinoamericano, Roberto Spinelli, assicurando che prosegue il lavoro congiunto dell'Unità di crisi della Farnesina e dell'Ambasciata d'Italia. «Stiamo seguendo le indagini in stretto contatto con le autorità locali». Il commerciante è stato prelevato a forza, secondo il racconto di alcuni testimoni, da almeno sei uomini armati che lo hanno costretto a salire su un fuoristrada che si è allontanato, scortato da due auto, in direzione nord. Una circostanza questa che porta a non escludere che il rapimento possa essere un regolamento di conti (stando a quanto riportato dai quotidiani locali «Respuesta» e il «Por esto!» giornale dello Yucatan il socio di Daniele Natali sarebbe un personaggio noto della malavita locale dedito all'attività di compravendita di auto rubate). Questa un'ipotesi alla quale si affianca quella che in Messico è una pratica molto in uso negli ultimi anni, quella del «rapimento a ore» utilizzato per richiedere riscatti non particolarmente elevati in modo da consentire ai parenti di recuperare in poco tempo il denaro richiesto.
Solo ipotesi, nessuna indiscrezione ma i contatti tra l'unità di crisi, le autorità consolari e diplomatiche e le forze di polizia sono costanti. Ieri sera la conferma da parte della Policia Judicial del Estado che non è stata ancora presentata una denuncia di sparizione, nè da parte dell'ambasciata nè da parte della giovane moglie di Natali, alla procura specializzata in delinquenza organizzata (Siedo, una sorta di dda messicana), segnalazione formale che permetterebbe, come riportano i giornali locali, alle autorità specializzate di compiere ricerche e perquisizioni mirate. Resta il fatto che al momento non è stata fatta nessuna richiesta così come la polizia non ha ancora accertato se Natali potesse avere contatti con la malavita. Fino a ieri sera però non era stata avanzata alla giovane moglie alcuna richiesta di riscatto.
Fabiana Marcolini
Fabiana Marcolini
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