«Tutto iniziò cercando a Flossemburg»

LA STORIA. Il racconto delle prime indagini, sulle tracce di un parente

«Mio zio morì nel campo nel 1945, lo ritrovai sepolto a Monaco. Ora riposa qui a Montorio»
23/12/2009
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Il cimitero militare italiano di Monaco di Baviera

«Tutto è iniziato perché volevo sapere che fine avesse mio zio, Luciano Zamboni, morto nel campo di concentramento di Flossemburg, in Germania, nel 1994. Ho iniziato a fare ricerche che mi hanno appassionato al punto da divenire uno dei principali esperti di campi di prigionia in Germania», racconta Roberto Zamboni.
«Mio zio, appena 21 anni, venne arrestato da alcuni militi della Brigata Nera a Caprino. Nei giorni successivi questo giovane disertore venne interrogato nei sotterranei di palazzo Ina, in corso Porta Nuova, sede del Comando SS. Il 12 gennaio 1945 fu trasferito al campo di transito a Bolzano, in località Gries. Pochi giorni dopo il maresciallo Haage estrasse di tasca un foglio elencando gli internati che avrebbero dovuto formare un convoglio diretto in Germania. Lui era tra questi».
Luciano Zamboni morì a Flossemburg il 4 maggio 1945, 12 giorni dopo la liberazione del lager. Come per molti altri prigionieri, le sue condizioni di salute erano tali che non gli consentirono di sopravvivere. Venne sepolto lì a Flossemburg, anche se nella lapide venne indicato il nome errato, Jamboni anziché Zamboni. «Il 12 marzo 1958 i resti di quattro italiani, tra cui mio zio, furono riesumati dal cimitero di Flossemburg e traslati nel cimitero militare italiano di Monaco di Baviera».
Nel 1994 comincia la ricerca di questo veronese di Montorio determinato non solo a trovare il congiunto, ma anche di portarlo a riposare a Verona. «In merito a quanto chiesto - gli risponde nel 1997 il Commissariato generale onoranze caduti in guerra - si comunica che le spoglie del suo compianto zio Luciano sono inumate nel cimitero militare italiano di onore di Monaco - riq. 5 - fila 16 - tomba n. 1. Per quanto concerne la sua richiesta di traslazione, si conferma che i resti mortali, per la legge, non possono essere rimossi dalla loro attuale sistemazione».
Zamboni combatterà, e vincerà, una battaglia parlamentare che porterà alla riscrittura della legge, consentendo ai parenti, a proprie spese, di riportare le salme dei congiunti in Italia. «Il rimpatrio dei resti di zio - ricorda Zamboni - fu mesto. Arrivarono a Venezia con un aereo Lufhtansa, mi portarono a cercare il mio "pacco" fra mille altri oggetti. Non mi aspettavo le fanfare, ma un po' più di rispetto sì. In ogni caso, me ne andai dall'aeroporto con quella scatoletta a cui potei dare degna sepoltura al cimitero di Montorio».S.B.