In discarica l'opera d'arte da 15mila euro
IL CASO. Il giallo della statua di Facheris esposta davanti a Canestrari. Il cavallo senza testa non era stato sequestrato dalla Digos, ma portato dall'Amia a Ronco dove è stato smaltito come rifiuto ingombrante da riciclare
Verona. È a metà tra il giallo e la barzelletta la scomparsa della statua del cavallo dalla testa mozzata che è stata asportata da via Mazzini il fine settimana scorso e che faceva parte della collezione esposta da Animal Art alla gioielleria Canestrari in occasione di Fieracavalli, anche se la mostra continua fino a dicembre.
Il direttore della galleria aveva organizzato per sabato una petizione per chiedere il dissequesto del cavallo dalla testa mozzata, opera dell'artista Massimo Ficheris.
Il cavallo voleva essere un messaggio contro la pena di morte ed era stato realizzato da uno degli artisti del gruppo di Animal Art che vuole proporre i cavalli a grandezza naturale quale tela innovativa di comunicazione-espressione artistica. Era fatto di terra e rivestito di nylon. Sopra il quarto posteriore era stato posto un teschio. La testa mozzata e il teschio avevano fatto supporre un atto intimidatorio e così varie segnalazioni avevano fatto intervenire le forze dell'ordine. Fino a far supporre al direttore della galleria che il cavallo fosse stato sequestrato dalla Digos, così come avevamo riportato sul giornale di domenica. Ma in realtà il cavallo non è stato sequestrato. O meglio al direttore Giovanni Barzago risulta che lo è stato. Alla Digos risulta di non aver effettuato il sequestro.
La realtà è che l'opera d'arte ha fatto una fine ignomignosa: è stata portata dall'Amia al centro raccolta rifiuti, ritenuto poco più di un' ingombrante sgauia. Ed è stato smaltito per il riciclaggio della plastica che lo avvolgeva. Oggi potranno aversi informazioni più precise visto che il direttore di Amia, Paolo Paternoster ha chiesto una relazione dettagliata su quanto è avvenuto.
Per sabato dalle 9 alle 18 il direttore Barzago ha organizzato la petizione per chiedere il dissequestro e l'immediata restituzione dell' opera capolavoro dell'artista.
La manifestazione ci sarà lo stesso, ma contro l'ignoranza, non più per il dissequestro della fu opera. Hanno già confermato la presenza il professor Michele Darcangelo, presidente de www.ilmeda.org movimento disabili, candidato al premio Nobel per la letteratura e, soprattutto, vincitore del premio per la pace nel 2003, consegnato ad Assisi dal Papa Woitila. È stato invitato anche il critico d'arte Vittorio Sgarbi che da sempre si occupa della difesa dell'arte. Sono state invitate l'assessore Erminia Perbellini, il viceministro Francesca Martini. La ricostruzione dei fatti faticosamente raggiunta è questa. Verso le sei di domenica una pattuglia delle volanti transita da via Mazzini e nota quel cavallo fatto di terra, ricoperto di nylon con la scritta rossa in inglese «No alla pena di morte». E lo segnala alla centrale.
Poche ore dopo da via Mazzini passa una pattuglia della polizia locale che vede il cavallo e chiama la centrale di polizia, che infatti ribadisce di aver già avuto la segnalazione dalle Volanti. Gli agenti della locale appurano che non esiste un'autorizzazione per occupazione di suolo pubblico, il cavallo, o meglio, l'opera d'arte non ha un supporto fisso, quindi dopo essersi consultati polizia di Stato e locale, qualcuno, non la locale, chiama l'Amia per rimuovere l'ingombrante cavallo.
E così l'opera di Ficheris viene portata via dagli operatori dell'Amia, inconsapevoli di maneggiare un'opera che potrebbe valere dai 15 ai 20 mila euro. Resta il giallo sulla telefonata di Barzago alla questura: «Io ho parlato con uno della squadra mobile che poi mi ha passato il dirigente della Digos che mi ha confermato che l'opera era stata sequestrata da loro», dice Barzago, «per questo abbiamo organizzato la petizione».
Ma il dirigente Luciano Iaccarino è certo di non aver parlato nè con Barzago, come altrettanto lo è di non aver chiesto o disposto il sequestro dell'opera d'arte. E infatti ieri ha telefonato a Barzago. Si sono chiariti: Barzago ha parlato con segreteria della Digos che però non ha dato autorizzazioni. Ieri erano tutti a caccia del cavallo. Il direttore di Amia, Paolo Paternoster ha inviato due dipendenti a Ronco all'Adige dove vengono portati i rifiuti ingombranti per verificare le condizioni del cavallo.
«Non posso che giustificare i miei dipendenti», ha detto il manager, «sono stati chiamati per questo cavallo che faceva impressione alle persone che passavano, si pensava a un gesto dimostrativo, nessuno ha ipotizzato che fosse un'opera d'arte e come rifiuto è stata trattata, quindi caricata sul motocarro e portata via e smaltita».
Alessandra Vaccari



1danimura - 17/11/2009 19:15
Teste senza arte o arte senza testa? Senza dire che la testa è la parte più difficile da realizzare... Quanto sarebbe stata valutata la statua con la testa? 25.000?