In discarica l'opera d'arte da 15mila euro

IL CASO. Il giallo della statua di Facheris esposta davanti a Canestrari. Il cavallo senza testa non era stato sequestrato dalla Digos, ma portato dall'Amia a Ronco dove è stato smaltito come rifiuto ingombrante da riciclare
17/11/2009
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La statua del cavallo con la testa mozzata è irrimediabilmente finita in discarica

Verona. È a metà tra il giallo e la barzelletta la scomparsa della statua del cavallo dalla testa mozzata che è stata asportata da via Mazzini il fine settimana scorso e che faceva parte della collezione esposta da Animal Art alla gioielleria Canestrari in occasione di Fieracavalli, anche se la mostra continua fino a dicembre.
Il direttore della galleria aveva organizzato per sabato una petizione per chiedere il dissequesto del cavallo dalla testa mozzata, opera dell'artista Massimo Ficheris.
Il cavallo voleva essere un messaggio contro la pena di morte ed era stato realizzato da uno degli artisti del gruppo di Animal Art che vuole proporre i cavalli a grandezza naturale quale tela innovativa di comunicazione-espressione artistica. Era fatto di terra e rivestito di nylon. Sopra il quarto posteriore era stato posto un teschio. La testa mozzata e il teschio avevano fatto supporre un atto intimidatorio e così varie segnalazioni avevano fatto intervenire le forze dell'ordine. Fino a far supporre al direttore della galleria che il cavallo fosse stato sequestrato dalla Digos, così come avevamo riportato sul giornale di domenica. Ma in realtà il cavallo non è stato sequestrato. O meglio al direttore Giovanni Barzago risulta che lo è stato. Alla Digos risulta di non aver effettuato il sequestro.
La realtà è che l'opera d'arte ha fatto una fine ignomignosa: è stata portata dall'Amia al centro raccolta rifiuti, ritenuto poco più di un' ingombrante sgauia. Ed è stato smaltito per il riciclaggio della plastica che lo avvolgeva. Oggi potranno aversi informazioni più precise visto che il direttore di Amia, Paolo Paternoster ha chiesto una relazione dettagliata su quanto è avvenuto.
Per sabato dalle 9 alle 18 il direttore Barzago ha organizzato la petizione per chiedere il dissequestro e l'immediata restituzione dell' opera capolavoro dell'artista.
La manifestazione ci sarà lo stesso, ma contro l'ignoranza, non più per il dissequestro della fu opera. Hanno già confermato la presenza il professor Michele Darcangelo, presidente de www.ilmeda.org movimento disabili, candidato al premio Nobel per la letteratura e, soprattutto, vincitore del premio per la pace nel 2003, consegnato ad Assisi dal Papa Woitila. È stato invitato anche il critico d'arte Vittorio Sgarbi che da sempre si occupa della difesa dell'arte. Sono state invitate l'assessore Erminia Perbellini, il viceministro Francesca Martini. La ricostruzione dei fatti faticosamente raggiunta è questa. Verso le sei di domenica una pattuglia delle volanti transita da via Mazzini e nota quel cavallo fatto di terra, ricoperto di nylon con la scritta rossa in inglese «No alla pena di morte». E lo segnala alla centrale.
Poche ore dopo da via Mazzini passa una pattuglia della polizia locale che vede il cavallo e chiama la centrale di polizia, che infatti ribadisce di aver già avuto la segnalazione dalle Volanti. Gli agenti della locale appurano che non esiste un'autorizzazione per occupazione di suolo pubblico, il cavallo, o meglio, l'opera d'arte non ha un supporto fisso, quindi dopo essersi consultati polizia di Stato e locale, qualcuno, non la locale, chiama l'Amia per rimuovere l'ingombrante cavallo.
E così l'opera di Ficheris viene portata via dagli operatori dell'Amia, inconsapevoli di maneggiare un'opera che potrebbe valere dai 15 ai 20 mila euro. Resta il giallo sulla telefonata di Barzago alla questura: «Io ho parlato con uno della squadra mobile che poi mi ha passato il dirigente della Digos che mi ha confermato che l'opera era stata sequestrata da loro», dice Barzago, «per questo abbiamo organizzato la petizione».
Ma il dirigente Luciano Iaccarino è certo di non aver parlato nè con Barzago, come altrettanto lo è di non aver chiesto o disposto il sequestro dell'opera d'arte. E infatti ieri ha telefonato a Barzago. Si sono chiariti: Barzago ha parlato con segreteria della Digos che però non ha dato autorizzazioni. Ieri erano tutti a caccia del cavallo. Il direttore di Amia, Paolo Paternoster ha inviato due dipendenti a Ronco all'Adige dove vengono portati i rifiuti ingombranti per verificare le condizioni del cavallo.
«Non posso che giustificare i miei dipendenti», ha detto il manager, «sono stati chiamati per questo cavallo che faceva impressione alle persone che passavano, si pensava a un gesto dimostrativo, nessuno ha ipotizzato che fosse un'opera d'arte e come rifiuto è stata trattata, quindi caricata sul motocarro e portata via e smaltita».

Alessandra Vaccari

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1danimura - 17/11/2009 19:15

Teste senza arte o arte senza testa? Senza dire che la testa è la parte più difficile da realizzare... Quanto sarebbe stata valutata la statua con la testa? 25.000?

2kinderale - 17/11/2009 17:41

hanno fatto bene a disintegrare questa cosiddetta opera: non è infatti aderente agli standard. Questo va aldilà di un'eventuale aspetto giurisdizionale o morale. quello che manca, purtroppo, è un opportuno catalogo che permetta all'artista di sapere anticipatamente se quello che fa va bene o è meritorio di tritatrifiuti. applicabile anche a libertà di pensiero / idee politiche / gusti sessuali.

3skinkanaku - 17/11/2009 16:48

forse l'artista dovrà riflettere sulla bontà delle sue opere :-)

4azul - 17/11/2009 14:14

Se quei 15.000 mila euro li donavano a chi trema nelle tende in Abruzzo, forse erano molto un'opera più intelligente e non si meritava la discarica..........

5mirkhovr - 17/11/2009 12:26

x olicla... se legge attentamente l'articolo vedra' che la polizia dopo i dovuti accertamenti non ha riscontrato nessuna richiesta...forse perche' questi "signori" di via mazzini credono di accampare diritti rispetto ad altri solo perche' hanno qualche conoscenza o attivita' in centro.

6olicla - 17/11/2009 12:15

sono d'accordo... ma CHI SA se avevano chiesto o meno l'autorizzazione?

7mirkhovr - 17/11/2009 12:08

...era ancora imballata?...era li' provvisoria?...ma per favore!!..chi di dovere aveva chiesto l'autorizzazione agli enti preposti?...per due minuti di sosta agli automobilisti appioppano multe a valanga, e questi piazzano nel bel mezzo del centro una schifezza da cento kg e pretendono il risarcimento anche? 15.000,00 euro di che?..di 2 cariole di terra?...michelangelo, leonardo & c si rivolterebbero nella tomba se sapessero che certi personaggi definiscono opere certe fantasie mal riuscite...altroche' risarcimento..gli farei pagare anche le spese per la rimozione e occupazione di suolo pubblico.

8andrea1664 - 17/11/2009 11:39

firmiamo una petizione per far andare a lavorare all'AMIA questo "artista"!!

9albertomac0 - 17/11/2009 11:07

opera d'arte?!!!? la gioielleria dovrebbe pagare anche le spese dello smaltimento!!

10vr1974 - 17/11/2009 10:05

Qualsiasi schifezza prodotta da un leccapiedi politicizzato, diventa opera d'arte. Per una volta, l'AMIA è stata solerte a fare il proprio mestiere. Dovrebbero farlo anche coi cassonetti dell'umido.

11olicla - 17/11/2009 09:24

sembra veramente una barzelletta.. Ma la gioielleria aveva chiesto autorizzazione per occupare il suolo pubblico? Se sì, allora risponderà il Comune per la perdita.

12chelinid - 17/11/2009 09:17

capolavoro? Non hanno neanche chiesto il permesso di piazzarlo: hanno fatto bene a smaltirlo

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