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17.10.2009

Scatti, scie e «trenini» per due ore di fatica

LA NOTA TECNICA. Un atleta spiega i segreti della maratona

Le prime fasi di gara con l’acqua «mossa» anche dalle pagaiate

Le prime fasi di gara con l’acqua «mossa» anche dalle pagaiate
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Partire bene é fondamentale. Partire bene significa guadagnare subito le prime posizioni e, soprattutto, non scontrarsi con altre imbarcazioni dopo il via. Centinaia di canoe che scattano nello stesso momento provocano nel fiume onde laterali alte qualche decina di centimetri, in grado di far girare la barca in ogni direzione impedendole di procedere in avanti. Queste onde obbligano quindi l'atleta a correggere la direzione continuamente mediante pagaiate large e potenti, che fanno perdere molta energia già dalle prime remate. Inoltre, ad ogni impatto con le altre imbarcazioni non solo si perde velocità, ma si rischia anche di rompere la pagaia, di cadere in acqua oppure di prendersi una pagaiata nei denti.
I primi minuti di gara vengono affrontati praticamente con la massima velocità, si affrontano a ritmi elevati che poco hanno da invidiare ai ritmi di gara che si tengono di solito su distanze piu' brevi, ed è perciò molto importante anche scaldarsi bene per evitare di imbattersi in qualche contrattura muscolare ed essere fin da subito fluidi nella pagaiata.
In una maratona tutte le canoe partono contemporaneamente, quelle singole e quelle doppie, quelle da fiume e quelle da lago, quelle in cui si pagaia in ginocchio e quelle in cui si é seduti. Di conseguenza le canoe più veloci, come le doppie, tendono a guadagnare subito la testa del gruppo.
Ecco perché gli atleti che gareggiano singolarmente cercano di sfruttare la scia della barche più veloci perché anche in canoa, come in altri sport, la scia fa la differenza. Stare in scia significa remare a pochi centimetri dalla canoa che ci precede, sfruttando l'onda che essa produce sull'acqua. C'é un punto, infatti, in cui la canoa viaggia in leggera discesa proprio per la presenza dell'onda causata dalla canoa precedente. La scia piu' efficace é quella laterale, mentre l'onda che si forma dietro alla barca é meno pronunciata. Una tattica che non fallisce mai, quindi, é quella di cercare di sfruttare per più tempo possibile la scia delle imbarcazioni piu' veloci, senza tuttavia essere rallentati dalla loro azione.
In gara si formano così dei «trenini» di canoe che viaggiano una vicino all'altra, in cui la «locomotiva» é solitamente l'atleta più veloce. Se all'interno del gruppo vi é collaborazione ci si alterna alla testa del gruppo a fare il ritmo.
La parte centrale della maratona vede un ritmo un po' meno elevato rispetto alla prima parte, in cui si pagaia, in gergo, al passo: bisogna comunque mantenere un ritmo impegnativo per lungo tempo. Tanto per dare un'idea, per una canoa singola questo può voler dire fare 80-85 pagaiate ogni minuto, a frequenze cardiache prossime, se non di poco superiori, al valore della soglia aerobica.
Il metodo migliore per far passar veloce il tempo é concentrarsi sulla pagaiata, sentendo l'acqua leggera scorrere via sotto la canoa. Oppure pensare ad altro, per cercare di non farsi intimidire dalla fatica che inevitabilmente assale.
L'ultima parte della maratona é molto soggettiva. L'incongita principale é costituita dalla tenuta dell'atleta al ritmo di gara. Vi sono atleti che riescono ad aumentare il ritmo nell'ultimo quarto d'ora, altri che si mantengono costanti, altri che cedono da un momento all'altro. Certo é che le ultime decine di minuti sembrano non passare mai, con la fatica che appesantisce il gesto tecnico rendendolo meno efficace.
Dopo piu' di due ore di canoa il traguardo appare lentamente all'orizzonte come un miraggio, che sembra vicino ma allo stesso tempo irragiungibile. Superato il traguardo una sensazione di appagamento e profonda soddisfazione sio mescolano a un grande desiderio di riposo. L.P.

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