Quei giganti dimenticati della montagna

Mi compiaccio con l'estensore dell'articolo «Quei giganti dimenticati della montagna» (comparso su L'Arena il 7 febbraio), per aver ricordato i tre grandi alpinisti caduti...
05/03/2012

Mi compiaccio con l'estensore dell'articolo «Quei giganti dimenticati della montagna» (comparso su L'Arena il 7 febbraio), per aver ricordato i tre grandi alpinisti caduti, secondo lui, nell'oblìo. È ben vero che il solo Giancarlo Biasin lo si ricorda ogni anno con il premio a lui intitolato, mentre gli altri due grandi, Claudio Dal Bosco e Milo Navasa,  non hanno ricevuto gli onori  che le loro figure, di alpinisti, ma sopratutto di uomini, certamente meritavano. Tuttavia se sono stati quasi del tutto ignorati dalle cronache cittadine, questo non significa che non siano stati ricordati nei più consoni ambiti alpinistici veronesi, quali  la Sezione CAI di Verona, e la sua Sottosezione GASV. Basta solo citare il Notiziario ai Soci, in cui i tre accademici vengono ampiamente ricordati. Eccone uno stralcio: Tre Personaggi dissimili tra loro: ciascuno con una propria specifica identità, ciascuno con un proprio modo di interpretare l'alpinismo in generale, e l'arrampicata in particolare. Tre talenti naturali, con i quali abbiamo avuto la fortuna e l'onore di legarci alla loro corda, apprezzando non solo la loro eccezionale tecnica, ma anche, e sopratutto, il loro peculiare lato umano... E poichè non è solo con i più prestigiosi giornali che si può rendere omaggio, le due associazioni citate hanno più volte organizzato degli incontri nei quali sono state esaltate le figure di questi tre Grandi. Se a tutto ciò si aggiungono le numerose occasioni (Assemblee dei Delegati Veneti CAI, GRVFG del CAI, Scuole di Alpinismo, ecc.) nelle quali si è sentito il dovere di ricordare le loro imprese, si può ben concludere che l'affermazione del Fracaroli non corrisponde a verità. A prescindere da tutto, coloro che come noi, hanno goduto  anche della loro amicizia, il ricordo più bello lo teniamo nel segreto dei nostri cuori: una forma meno eclatante, umile, come era il oro modo di vivere l'alpinismo e la vita.

Ezio Etrari




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