La farmacia è una risorsa ma il Comune la vende

Leggo con sconcerto che il comune di Legnago deve bandire una nuova asta per la vendita della farmacia di sua proprietà nel quartiere di Porto, con base ovviamente ribassata...
29/12/2011

Leggo con sconcerto che il comune di Legnago deve bandire una nuova asta per la vendita della farmacia di sua proprietà nel quartiere di Porto, con base ovviamente ribassata.
Rimango basito perchè si parla ora di 1,7 mln di € per un ramo d'azienda che credo sia, a Legnago come in qualsiasi altro luogo d'Italia, una delle poche macchine da soldi a disposizione della municipalità.
Oltretutto, per quanto ne so, Porto è un quartiere popoloso, caratteristica primaria per conferire appetibilità alle farmacie.
Non conosco invece esattamente lo stato delle finanze della "capitale" della Bassa, ma credo non sia molto dissimile da quello di altri centri di analoghe dimensioni privi sul proprio territorio di un significativo numero di seconde case o di altre fonti straordinarie di reddito come ad esempio i casinò.
Sarà cioè quasi sicuramente una situazione difficile che impone alle amministrazioni una continua e faticosa ricerca di un pur precario equilibrio.
Ritengo che questo dovrebbe di per sè costituire un motivo di ripensamento di fronte all'assurda scelta di alienare un così profittevole bene pubblico.
Tutti sappiamo come i titolari di farmacie siano persone molto facoltose, quasi sempre dotati di faraonici patrimoni mobiliari ed immobiliari, costituiti anno dopo anno grazie alla rendita di posizione che i loro particolari negozi garantiscono.
E' sotto gli occhi di tutti la tenacia con cui costoro difendono con le unghie e con i denti i privilegi che la legge tuttora accorda loro, minacciando addirittura serrate di fronte a qualsiasi tentativo del governo di  limitarne il monopolio.
E' altrettanto risaputo che molti farmacisti non titolari sono disposti ad accendere mutui milionari pur di acquistare tanto preziosa licenza, e che le banche siano usualmente molto ben disposte di fronte a tali operazioni finanziarie, perchè sanno che la redditività di una farmacia è altissima ed il ritorno del capitale prestato veloce e sicuro.
Ebbene, di fronte a tutte queste evidenze, uno dei principali comuni della nostra provincia cosa fa: cerca in tutti i modi di sbarazzarsi dell'unica farmacia di sua proprietà, fin quasi a svenderla!
Non si pretende dai pubblici amministratori particolari doti di lungimiranza e di senso degli affari, ma l'adozione almeno di quella minima dose di buon senso che normalmente si attribuisce ai buoni padri di famiglia.
Qui invece mi sembra di assistere al brano della Bibbia in cui si parla di Esau, che passò alla storia per aver venduto la sua primogenitura per un piatto di lenticchie!

Paolo Molinaroli




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