Treni, il ritardo è scontato

Caro direttore, da qualche mese prendo il treno per andare al lavoro. La mia tratta va da Desenzano del Garda a Verona Porta Nuova. Un percorso di circa 37 km, per il quale ci si dovrebbe impiegare dai 23 ai 29 minuti...
16/12/2011

Caro direttore, da qualche mese prendo il treno per andare al lavoro. La mia tratta va da Desenzano del Garda a Verona Porta Nuova. Un percorso di circa 37 km, per il quale ci si dovrebbe impiegare dai 23 ai 29 minuti (con un treno regionale). Ho comprato un abbonamento mensile, che per questa tratta ha un prezzo di 52.00 €. Ogni mattina prendo il treno regionale veloce ("veloce" solo di nome) 2089 delle 8.53 e torno a casa con il treno regionale veloce 2100 delle 18.43.
Premesso quanto sopra, vorrei richiamare l'attenzione sul tanto discusso problema del ritardo, di cui si lamentano i pendolari che usano il treno e diventato ormai oggetto di barzellette quasi a pari merito con i carabinieri!
I ritardi di Trenitalia non sono una novità anzi, sono ormai la condizione normale a cui si deve adeguare il viaggiatore che utilizza il treno. Insomma "se è questione di vita o di morte, non prendere il treno" o "se hai un colloquio per il lavoro della tua vita... non andarci in treno, magari arrivi con 30 minuti di ritardo", prendere il treno è diventato un rischio quanto giocare d'azzardo, bisogna sempre considerare la posta in gioco.
Volete sapere a quanto ammonta il ritardo che ho accumulato nel mese di novembre fino ad oggi (16 dicembre, giorno di sciopero)? a circa 170 minuti, quasi 3 ore in un mese e mezzo (sommando i vari ritardi del treno in andata con quelli del treno di ritorno). Questo tempo corrisponde a 170 minuti di attesa inutile su un binario a guardare il tabellone che da 5' di ritardo passa a 10' e poi a 15', Minuti di ritardo sul lavoro con conseguenti pause pranzo accorciate per recuperare (pause da 40 minuti invece che da 1 ora, ad esempio), minuti di ritardo agli appuntamenti presi dopo il lavoro, o mancata visita a un familiare all'ospedale durante l'ora destinata alle visite parenti. Trenitalia si prende il mio tempo e io non ho nessun diritto di essere risarcita (i rimborsi per i ritardi sono previsti solo - e comunque parzialmente, del 25% del costo del biglietto - per ritardi superiori ai 60 minuti).
Benché sia convinta che lamentarsi dei ritardi di Trenitalia sia inutile, e una battaglia sarebbe persa in partenza, vorrei chiedere alle Ferrovie dello Stato di spiegarci perché "puntualmente" mi trovo ad aspettare un treno che arriva con 5, 10 e a volte addirittura 25 minuti di ritardo. Qual è la causa di ritardo di un treno? Un treno non resta imbottigliato nel traffico, non viene coinvolto in incidenti (salvo casi rari), non credo che la causa sia qualche passeggero eccessivamente lento nella salita o discesa dal treno, forse a volte ci possono essere lavori sui binari, ma non tutti i giorni... Eppure, almeno due/tre volte a settimana il mio treno non è puntuale. Vorrei sapere perché? Perché i treni arrivano in ritardo? E' ovvio che poi si origina un effetto a catena, e il ritardo di un treno provoca quello di un altro, ma perché? E ancora, si possono evitare tutti questi ritardi? Perché i giapponesi ci riescono e noi no?
Wikipedia descrive le ferrovie dello Stato giapponesi come le più puntuali al mondo. Ho tradotto qui sotto una parte del testo dall'inglese che appare su http://en.wikipedia.org/wiki/Rail_transport_in_Japan
"Le Ferrovie giapponesi sono tra le più puntuali al mondo. Il ritardo medio sul Tokaido Shinkansen nell'anno fiscale 2006 è stato solo di 0,3 minuti. Quando i treni subiscono un ritardo inferiore ai 5 minuti, il conducente fa un annuncio scusandosi per il ritardo e la società ferroviaria può fornire un "certificato di ritardo" (遅 延 证明书), in quanto il ritardo di un treno è cosa inaspettata. I passeggeri giapponesi fanno affidamento sul transito ferroviario e danno per scontato che i treni siano sempre in orario. Quando i treni sono in ritardo di un'ora o più, la notizia potrebbe addirittura apparire sul giornale".
Immaginate se dovessimo fare lo stesso noi: ogni giorno il nostro quotidiano avrebbe un bel po' di pagine in più!

Valentina Bonomi




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