Le primavere in canto

In riferimento all'articolo pubblicato sul vostro quotidiano sabato 10  settembre scorso intitolato «Le primavere in canto alla sagra dei oseì a Centro» vorremo evidenziare...
19/09/2011

In riferimento all'articolo pubblicato sul vostro quotidiano sabato 10  settembre scorso intitolato «Le primavere in canto alla sagra dei oseì a Centro» vorremo evidenziare che sotto il quasi romantico nome Le primavere in canto, per 46 anni di tradizione di sagra dei osei voluta dal parroco ecco cosa c'è:
L'uso dei RICHIAMI VIVI PER LA CACCIA è una pratica barbara e  
medievale trattasi di un PESANTE MALTRATTAMENTO, se non una vera TORTURA, verso uccelli canori selvatici, animali inermi ed indifesi.  
Questa pratica viola apertamente la legge italiana sul maltrattamento degli animali del 2004 (n.189). Non si critica dunque la caccia nel suo insieme ma una modalità particolare che appare inaccettabile su un piano ETICO in un paese civile moderno; buona parte degli stessi consiglieri regionali che approvano tutti gli anni questa pratica di caccia, se debitamente informati, la giudicherebbero inaccettabile;
- viene FINANZIATA INTERAMENTE CON I SOLDI DEL CONTRIBUENTE ITALIANO.
Le province, nonostante i budget ristretti ed i tagli, riescono ad  
allocare il tempo dei propri dipendenti e fondi preziosi per catturare con le reti gli uccelli durante la loro migrazione annuale. Gli uccelli vengono quindi inanellati dal personale della Provincia e  
regalati ai cacciatori, come merce qualsiasi;
- è già stata giudicata INCOSTITUZIONALE dalla Corte Costituzionale recentemente perché in aperta violazione della Direttiva sugli uccelli selvatici della UE del 1979.
Questa pratica di caccia si configura come maltrattamento e tortura in base ai seguenti fatti, ampiamente documentati in video e foto:
- animali liberi e selvatici, appartenenti a tutta la Comunità  
Europea, vengono catturati durante la migrazione e condannati a vivere il resto della loro vita rinchiusi in gabbiette minuscole, in  
condizioni igieniche troppo spesso riprovevoli, diventando da quel  
momento in poi a tutti gli effetti degli "oggetti" alla mercé del  
cacciatore;
- infatti, dovendo assolvere alla funzione di "richiamo" (cioè  
attrarre loro co-specifici tramite il canto), gli uccelli devono  
cantare in un momento dell'anno in cui non canterebbero in natura, cioè in autunno.
Per ottenere questa forzatura, i cacciatori li tengono per vari mesi al buio 24 ore al giorno durante la primavera-estate, spesso in umide e fredde cantine e garages;
- dato che soltanto i maschi cantano e che l'identificazione del sesso degli uccelli si basa sull'osservazione degli organi genitali, che sono interni, si usa incidere il ventre degli uccelletti appena  
catturati con una lametta (ovviamente senza alcuna anestesia); le  
femmine vengono quindi buttate via vive e con il ventre inciso -  
provocando loro una agonia lunga e dolorosa;
- i maschi che sopravvivono fino all'autunno alle condizioni disumane sopra descritte, saranno soggetti a mutilazioni al piumaggio ed agli arti in quanto vengono trasportati in campagna dai cacciatori dentro le minuscole gabbiette e sono sballottati in continuazione durante il tragitto in macchina ed a piedi. Vengono poi spesso legati ad un ramo per un zampa e in seguito spaventati a morte con le fucilate che letteralmente li sfiora, allorché un co-specifico libero, attratto dal canto, si avvicina a loro;
- grazie alle fucilate che li sfiorano (e talvolta li feriscono o  
uccidono) durante le battute di caccia, oltre alle mutilazioni  
anatomiche, gli uccelli da richiamo subiscono shock pesantissimi  
continui;
- quelli che sopravvivono a questo regime di tortura sono uccelli mai più capaci di volare, in quanto la muscolatura delle ali si atrofizza, e "psicologicamente" danneggiati irreversibilmente.
Inoltre vorremo ricordare al parroco il 5° comandamento:  
non uccidere, compresi gli animali diciamo noi e chiedere se il suo  
San Francesco non gli ha insegnato proprio niente.
Con questa nostra lettera vogliamo dare una voce agli animali nella speranza di non leggere in futuro simili articoli di tradizioni  
apparentemente sane ma in realtà violente.
Saluti,
Rosanna Corradi

Movimento Vegetariano
No Alla Caccia
Verona




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