La cultura? Resta dentro tutta la vita
Leggo con piacere e assoluta condivisione, ne l’Arena del 14 settembre, la lettera di Antonio Minerva dedicata alla cultura che «resta dentro tutta la vita». Espressione azzeccatissima. È evidente che lo scrivente - lui sì a differenza di molti, purtroppo! - è ben consapevole dell’insostituibile valore formativo che rivestono libri, materie e studi ritenuti spesso costosi, superati e privi di valore pratico per la vita dei futuri cittadini. Condivido anche le sue osservazioni sulla mancanza di proporzione tra quanto si è disposti a spendere per la cultura e lo studio, appunto, e ciò che si destina invece, senza batter ciglio, alle spese voluttuarie: in particolare nei ristoranti, sempre frequentatissimi. Sarà una mia impressione, ma mi sembra che, pur nell’attuale contingenza, non ci si preoccupi davvero troppo di lasciare sui tavoli, oltre ad avanzi e bottiglie vuote, anche l’equivalente di svariate decine di migliaia di vecchie lirette, pro capite. E una consistente parte dei ristoratori, dal canto suo, commossa per tanta fedeltà e ‘sprezzo della crisi’, ricambia i propri clienti aumentando costantemente i prezzi. Evidentemente mi sfuggono i risvolti positivi, o virtuosi, che un simile meccanismo di feed-back ha per la nostra economia; speriamo allora che duri!
Cordialmente,
Giovanni Catalani
Lazise
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