Scuola, i cittadini si formano sui valori della Costituzione
Quando ci si sente così al centro delle «preoccupazioni» da parte di alcune Istituzioni, come successo con le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio sugli insegnanti della scuola di StatoQuando ci si sente così al centro delle «preoccupazioni» da parte di alcune Istituzioni, come successo con le parole pronunciate dal Presidente del Consiglio sugli insegnanti della scuola di Stato che «inculcano valori diversi da quelli delle famiglie», parole che manifestano quasi disprezzo nei confronti di questa scuola, gli operatori e gli insegnanti che vi lavorano, e gli stessi genitori, possono avere forme diverse di reazione. Forse è sufficiente spiegarne due, opposte tra loro per l'intenzionalità che le suggerisce, e per il fine che si prefiggono.
Una prima reazione può nascere proprio dalla consapevolezza, presente e viva in molti di noi, di voler tenere alta la propria dignità professionale. Per mezzo di quelle parole sentiamo calpestata la nostra dignità professionale, non perché possiamo ritenerci degli insegnanti esemplari, ma perché quelle parole, e soprattutto l'atteggiamento nel pronunciarle, hanno trasmesso un astio profondo e una aggressività certamente inopportuni, se non sgradevoli e ancor più ingiustificati.
Gli insegnanti sentono la distanza tra l'impegno che essi dedicano nel fare scuola e nel cercare di educare, e la «singolare attenzione» riservata loro da quelle parole. Certo, sono abituati, gli insegnanti, a rispondere soprattutto alla loro coscienza, alla Costituzione, agli orientamenti del progetto formativo, alle decisioni e alle direttive del Consiglio di istituto, alle delibere del Collegio dei docenti, alle decisioni del Consiglio di classe, alle direttive ministeriali; questi sono i loro riferimenti. E contestualmente ci sono gli alunni, i genitori, i colleghi, c'è il personale della scuola: tutti interagiscono per rendere comprensibile e tradurre in proposta culturale e formativa ciò che l'Istituzione scolastica produce in cultura e in strategia didattica, per tenere vivo un grande patrimonio, prezioso e insostituibile, di esperienza e di vita.
Partecipi consapevoli del loro ruolo, in questo mondo scolastico che pullula di soggetti altrettanto attivi, gli insegnanti non sono alla ricerca e nemmeno sono in attesa di attestati di merito; a loro, talora, basta vedere alcuni inattesi progressi nei loro ragazzi, basta sentire che sta crescendo la sintonia con i genitori, adulti alla pari, coinvolti gli uni e gli altri nella non facile azione educativa. Hanno imparato, gli insegnanti, a non sottrarsi alle loro responsabilità. Perché ci sono motivazioni troppo importanti che li spingono a continuare tenacemente a lavorare con dignità e sacrificio: la convinzione cioè di svolgere un compito indispensabile per il futuro del Paese e delle giovani generazioni! Anche se non sempre appare tutto limpido, anche se non vi sono soddisfazioni palpabili e immediate, anche se essi ritornano spesso a casa con un senso di frustrazione, di fallimento, perché alle loro sollecitazioni non c'è stata la risposta che si aspettavano. Ne soffrono, gli insegnanti, di questo senso di impotenza, perché sono così convinti del valore dell'educazione e dell'istruzione che a loro sembra impossibile non riuscire talvolta a far breccia nelle coscienze e nelle intelligenze dei loro alunni.
Ma essi sanno anche che il compito educativo richiede pazienza, tempi lunghi, fiducia e soprattutto capacità di svolgere il proprio ruolo formativo con l'attenzione ad accogliere, a costruire e a sostenere la libertà dell'altro, chiunque esso sia. Sanno che il loro è un compito delicatissimo, aperto al futuro e alla storia, personale e collettiva, dell'umana civile convivenza.
Una seconda reazione può scaturire dal percepire dentro di noi un velato consenso nei confronti di quelle parole, perché, forse, qualcuno nutre quei pensieri nel suo cuore, chissà, come genitore, piuttosto che come insegnante. È comprensibile che, come genitori, non sia facile sottrarci alla tentazione di puntare il dito verso questa o quella agenzia formativa, talvolta a ragione, ma talvolta anche per coprire alcune nostre altrettanto comprensibili difficoltà. Come è altresì possibile che come insegnanti, impegnati ad affrontare situazioni di disagio e di disorientamento presenti nei ragazzi, siamo tentati di puntare il dito nei confronti di altri, i genitori o il contesto parentale e socioculturale di appartenenza
Ecco: gli uni contro gli altri. Questa seconda reazione si muove su un terreno paludoso, che non apre a nessuna autentica prospettiva di soluzione, ma si sostiene con il gioco un po' infantile di far leva sul discredito dell'altro al quale si attribuisce la colpa di tutto.
La crescita culturale, se avviene, è un patrimonio per tutti, per tutta la società, per gli anziani, per gli adulti e per i giovani. Ed essa trova alimento in quel tessuto formativo che vede impegnate tutte le risorse umane che si riconoscono nei principi e nei valori sanciti nell'art. 21 e negli art. 33 e 34 della Costituzione. Sono i principi e i valori che ci hanno permesso di uscire dall'ignoranza e dalla marginalità, assegnando alla scuola statale il compito di guidare il riscatto e l'emancipazione di intere generazioni e di contribuire alla formazione del tessuto unitario e civile del Paese.
Lo Stato dovrebbe essere geloso di questo patrimonio. E poiché nel settore statale è impegnata la gran parte delle risorse professionali scolastiche, le parole così avventatamente pronunciate da una così alta carica dello Stato, e nell'anno in cui si celebra il 150° dell'Unità d'Italia, non possono che lasciare sconcerto e amarezza.
Gabriele Mazzi, Flavia Ugolini, Nicoletta Zantedeschi, Novella Franchini, Tiziana Busselli, Giuliana Breda, Susanna Scolari, Massimo Franzoni, Monica Meneghelli, Francesca Migliavacca, Maria Rosa Aldrighetti, Nicoletta Capozza, Maria Giuseppina Furia, Annalisa Zantedeschi, Elisa Marchesini, Francesca Cavattoni, Giovanni Lavarini, Marianna Cipriani, Renza Polati, Fabiana Biasi, Chiara Galeotti, Paola Tommasi, Giovanni Mortilla,
Ist. Comprensivo di Fumane
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I.P.S.I.A. «G. Giorgi» -Verona
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1 Robuteo 14/06/2011 12:21 15 commenti
Da insegnante statale ,sostengo che ai ragazzi ,prima va insegnata la VERA STORIA del ns territorio e poi,forse quella italiana!!! Da un docente che spera nella SECESSIONE del Veneto da questo VERGOGNOSO paesucolodibanania!!!