Ostaggi di uomini armati: i cacciatori
La vendemmia è finita, così com’è finita la pace qui nella campagna tra Soave e Montecchia. Abitiamo nell’ultima casa prima dei campi e ogni anno da quando ci siamo trasferiti qui, in queste settimane passiamo l’inferno.La vendemmia è finita, così com’è finita la pace qui nella campagna tra Soave e Montecchia. Abitiamo nell’ultima casa prima dei campi e ogni anno da quando ci siamo trasferiti qui, in queste settimane passiamo l’inferno. I cacciatori arrivano a dozzine prima dell’alba, con fuoristrada rombanti e tanta voglia di uccidere. Iniziano a sparare subito, dal momento che la legge glielo consente, privandoci del riposo di cui abbiamo bisogno dopo una settimana di lavoro, e continuano fino al tramonto. Sabato e Domenica sono i giorni di maggiore attività: sono i giorni in cui devo tenere i miei bambini vicini a casa, che non si sognino di andare in bicicletta perché i cacciatori sono appostati ovunque. Un anno fa sono stata colpita lievemente alla schiena, assieme al mio cane che è rimasto traumatizzato e ora si rifiuta di camminare se sente un botto: quando ho protestato mi sono sentita chiamare bastarda. Recatami dai carabinieri mi sono sentita dire che è ovvio che si deve restare a casa durante la stagione venatoria! Sono insegnante, come mio marito, e nessuno dei due riesce a capacitarsi di come in questo Paese sia possibile che pochi uomini armati e vestiti stile commando, possano dettare a chi risiede in una zona se può o meno viverci normalmente. La gente non può andare a fare una passeggiata o un giro in bicicletta con i figli senza rischiare seriamente di essere impallinata: martedì e venerdì sono giorni di silenzio venatorio, peccato che si lavori e non se ne possa usufruire. La caccia non è soltanto crudele: è anche un continuo sopruso che continua indisturbato dal momento che i controlli sono quasi inesistenti. La campagna italiana: casolari, vino e welcome to Sarajevo. Se penso che devo resistere fino a febbraio... Beati quelli che vivono in città!
Patrizia Lucaroni
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1 vanellus 12/11/2010 20:34 17 commenti
Non ho capito se L'Arena pubblica periodicamente la stessa lettera oppure la stessa persona invia periodicamente a L'Arena la stessa lettera. In ogni caso mi sembra la solita tiritera che viene utilizzata come punto della propaganda, tanto che ormai pare proprio che queste lettere siano fatte con lo stesso stampone. Anch'io abito fuori dalla città, ma non sono mai stato ostaggio di nessuno, né sono stato mai stato impallinato mentre passeggiavo. Se la lettrice ritiene chi abita in città così fortunato ci si trasferisca. Del resto di campagna ha capito o visto proprio poco, se la riduce a casolari e vino. Mi chiedo poi quanti anni fa abbia scritto la lettera, dato che fa riferimento a Sarajevo per dare enfasi all'immagine dei guerriglieri armati. Non è che la stessa lettera continua a comparire su L'Arena dal '95?