08.11.2010
TECNICA. Gli impianti in città? Da quello del Coni in Basso Acquar a quello in via Santini. I consigli del professor Schena: «Tracciati che facilitano la spinta del passo, quindi bisogna fare attenzione a non forzare l'andatura»
La sesta «tappa» dei percorsi dedicati agli appassionati della corsa costituisce una «puntata» a sé: un po' diversa dalle altre perché questa volta, insieme al professor Federico Schena, docente alla Facoltà di Scienze Motorie dell'Università di Verona e responsabile del Centro per la preparazione della maratona di Verona, che già ci ha accompagnato nelle tappe precedenti, focalizziamo l'attenzione su alcuni aspetti più tecnici della corsa: quelli che è possibile mettere in atto se si corre su quel terreno particolare, assolutamente regolare e dotato di caratteristiche tecniche specifiche che è la pista.
Ma dove possono trovare i veronesi piste per allenarsi secondo gli schemi e i tempi che qui proponiamo? La «madre» di tutte le piste resta il Coni di Basso Acquar, pista a gestione comunale.
L'altra soluzione restando in città è la pista di via Santini, gestita da U.S. Cadore. Ma a queste due ne vanno aggiunte almeno un altro paio, a poca distanza dalla città: la pista di Bussolengo e quella di San Martino Buon Albergo. Nella speranza che queste corse restino dedicate all'atletica e non diventino appannaggio delle società calcistiche, i quattro percorsi da 400metri che qui abbiamo indicato costituiscono, per questa sesta puntata, i luoghi dell'allenamento.
«La caratteristica della pista, che storicamente nasce come percorso in terra battuta mentre oggi è realizzata con un composto sintetico a base di gomma», spiega Schena, «è di offrire un tracciato in cui è possibile correre con maggiore elasticità rispetto all'asfalto, e dunque, con un po' di attenzione, questi percorsi ci consentono di metterci alla prova sulla velocità, in quanto facilitano la spinta del passo. E' chiaro dunque che su questo tipo di terreno non dobbiamo adottare le unità di misura e i tempi che consideriamo quando corriamo fuori, sia su asfalto che su sterrato: non ha senso fare un'ora di pista se corriamo in genere un'ora. Qui abbandoniamo l'idea delle lunghe distanze e ci concentriamo per imparare a correre nel modo più regolare, con l'opportunità di poter effettuare alcune prove su una distanza ben precisa, i 400 metri, a velocità assolutamente controllata».
Alessandra Galetto
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