12.09.2012
PROFESSIONI A VERONA. Da metà agosto in vigore le nuove norme del dpr 137/2012 che liberalizzano l'accesso e rendono obbligatoria la formazione permanente. Giancarlo Franchini presidente del Cup scaligero: «Fatto un passo avanti, ma restano sempre dei punti da affinare»
Con il decreto presidenziale di Ferragosto (dpr 137/2012) si è chiuso il cerchio della riforma delle libere professioni. Un iter lungo un anno, che dopo aver toccato varie tappe (decreto-legge 138/2011 convertito nella legge 148/2011; legge 183/2011; decreto «salva Italia»; decreto-legge 1/2012) alla costante ricerca di un compromesso tra le osservazioni di Parlamento e Consiglio di Stato e le istanze degli ordini e collegi professionali, pare aver trovato un punto fermo nel nuovo provvedimento (attuativo del decreto 1/2012) sulle professioni regolamentate.
Tirocinio obbligatorio «ove previsto dai singoli ordinamenti professionali» e comunque non superiore a 18 mesi, con possibilità di svolgere i primi 6 durante l'ultimo anno di università previa convenzione tra ordini, atenei e ministero; formazione continua obbligatoria per tutte le professioni “regolamentate”, il cui esercizio è cioè “consentito solo a seguito d'iscrizione in ordini o collegi”; libero accesso alla professione, fermo l'esame di Stato; nuova determinazione dei compensi professionali e obbligo (se richiesto) di un preventivo di spesa; terzietà degli organi disciplinari.
Questi, per sommi capi, i cambiamenti che dallo scorso 15 agosto interessano 28 ordini e collegi in Italia, ovvero circa 2,5 milioni di professionisti intellettuali (che, secondo l'ultimo rapporto Cresme, contribuiscono al 15,1% del Pil), di cui quasi 20 mila a Verona, distribuiti in 18 ordini e collegi provinciali (ai quali si aggiungono quelli regionali di giornalisti, geologi, psicologi). «Tredici di essi aderiscono al Comitato unitario delle professioni di Verona (Cup), un'associazione» spiega Giancarlo Franchini, presidente Cup Verona «fondata dagli stessi ordini e collegi al fine di condividere problemi e iniziative, come appunto la promozione di questa riforma».
PASSO AVANTI DA AFFINARE. L'impressione generale è che «un passo avanti sia stato fatto, ma restano sempre dei punti da affinare. Avremo modo di farlo man mano che faremo esperienza sul campo», dice Franchini. Le maggiori perplessità giungono dagli avvocati, che non hanno portato a casa lo stralcio della professione forense dal regolamento, «ma per dare un giudizio completo dovremo attendere almeno un anno, periodo entro il quale ogni singolo ordine dovrà normarsi secondo le sue specificità, in particolare in tema di formazione e tirocinio».
Mentre «il punto più spinoso resta l'abolizione delle tariffe, che per il cittadino erano un valido riferimento».
La specificità delle professioni medico sanitarie le esclude dalla generalità delle nuove norme. Per i farmacisti, ad esempio, il tirocinio pre-laurea non costituisce alcuna novità e per i camici bianchi «resta fermo l'obbligo formativo Ecm. l'Educazione continua in medicinaa» spiega Roberto Mora, presidente dell'Ordine medici e odontoiatri di Verona «come pure l'obbligo del tirocinio propedeutico all'esame di stato», peculiare rispetto alle altre professioni in quanto «l'aspirante medico deve fare pratica per un mese in un reparto di medicina, un mese in chirurgia, un mese in un ambulatorio medico, affiancato da un tutor. Al termine riceve tre diverse valutazioni che se positive gli consentono l'accesso alla prova scritta con cui si conclude l'esame di stato».
Cambia qualcosa anche per i medici in merito «al controllo da parte dell'ordine sul rispetto dell'Ecm da parte degli iscritti».
Francesca Saglimbeni
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