02.08.2012
PREVIDENZA. Tremila le persone senza assegni e stipendio. Il decreto Fornero: entro novembre le richieste di benefici. Castellani (Cisl): «Nel Veronese solo 1.049 in pensione con i vecchi requisiti, si prevede una forte ondata di contenziosi»
Solo un terzo dei tremila «esodati» veronesi potrà accedere ai benefici dal decreto emanato dal governo Monti. È questa l'ultima novità che interessa tutti quei lavoratori che hanno accettato gli incentivi per uscire anticipatamente dalle aziende ma, a fronte della riforma previdenziale del ministro del Welfare Elsa Fornero, sono rimasti sospesi in un limbo: senza più stipendio e senza pensione. Così come coloro che avevano scelto la strada dei versamenti volontari e molti altri. Con il decreto «salva esodati» pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta ufficiale, il governo ha esteso ad altre 55mila persone - in aggiunta alle 65mila già annunciate - la possibilità di andare in pensione secondo i requisiti precedenti la riforma previdenziale. Ma stando ai numeri usciti in gran segreto dall'Inps i lavoratori nel limbo sarebbero 390mila. Secondo i sindacati, solo a Verona sarebbero tremila persone. Ora quindi che fare? Entro il 21 novembre, i lavoratori con accordo di esodo incentivato, i prosecutori volontari, i lavoratori con congedo straordinario per assistenza del figlio disabile e i lavoratori del pubblico impiego con accordo di esonero con le caratteristiche individuate dalle norme di legge e dallo stesso decreto ministeriale devono presentare istanza di accesso ai benefici alla direzione territoriale del lavoro di Verona: una commissione valuterà le domande e comunicherà all'Inps la propria decisione. «Secondo quanto ci è stato comunicato con una circolare dell'Inps, il decreto "esodati" che prevedeva benefici per 65mila persone salverà in Veneto 5.784 pensionandi, di cui 1.049 a Verona, cioè un terzo di quelli che abbiamo stimato nella nostra provincia», spiega Massimo Castellani, segretario generale della Cisl Verona. «La riforma delle pensioni non solo sta provocando gravissimi problemi a decine di migliaia di lavoratori, ma sta minando la fiducia delle persone nelle regole dello Stato e questo è un rischio che dobbiamo scongiurare». Secondo Castellani, il risparmio che ne deriverà sarà notevole e sarebbe stato giusto riconoscerne una parte agli «esodati», mentre i requisiti richiesti per accedere ai benefici sono «severissimi». Un esempio su tutti. «Tra i 55mila che potranno andare in pensione con le vecchie regole ci sono i lavoratori che hanno firmato l'accordo in sede governativa, mentre sono esclusi quelli che lo hanno sottoscritto in azienda o in altre sedi, anche istituzionali: si tratta di una limitazione molto pesante», prosegue Castellani, che sottolinea: «Si scatenerà un contenzioso molto forte da parte degli esclusi. Consigliamo a chi si ritrova in questa situazione di rivolgersi al patronato per avere maggiori spiegazioni e muoversi con tempestività».
Manuela Trevisani
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