31.07.2012
SETTORI. Primo trimestre 2012 in negativo per l'export scaligero mentre si assiste all'exploit di Venezia-Strà: +40%. Le esportazioni sono crollate di oltre il 10% perdendo mercati come Cina e Usa dove il made in Italy sta crescendo a due cifre
Il sistema calzaturiero di Verona è tornato in caduta libera perdendo oltre il 10% nel primo trimestre, con un trend che, in attesa dei risultati ufficiali, si confermerà anche più avanti. E questo differenzia Verona dal quadro nazionale che ha avuto un cauto andamento positivo. Ci sono persino eclatanti esempi di aree in forte ascesa, come Fermo, Firenze, Milano, Marche e l'exploit di Venezia-Strà con un +14%, che segue il +40% dello scorso anno. E, come quadro generale, non è che l'Italia incoraggi all'ottimismo. Anzi. C'è una riduzione drastica dei consumi e la mancanza di liquidità dei negozi impedisce anche di fare scorte e di programmare. È evidente che una simile situazione impone ripensamenti da parte degli imprenditori e richiede una presa d'atto da parte degli organismi promozionali veronesi - Camera di commercio in testa - che sostengono, giustamente, altri comparti, ma spesso dimenticano che il sistema moda (abbigliamento e calzature) produce il 16% dell'intero export provinciale. E ha bisogno di promozione. Il quadro appare decifrabile. Il prodotto di massa italiano ha fatto la sua stagione e quindi va ripensata la qualità dei prodotti veronesi, ma anche va esaminato l'approccio ai nuovi mercati. La vecchia Europa comunitaria ha esaurito, come cliente, la sua spinta, come è sicuro che il made in Italy crea sicuramente un plusvalore da sfruttare. Non è un caso, infatti, che in un settore in pesante difficoltà, caratterizzato da una sostanziale tenuta occupazionale, ma anche da un forte processo di selezione delle imprese grandi e piccole, ci siano prestigiosi esempi di aziende che sono in segno decisamente positivo. Ma sono quelle che stanno riportando in Italia la produzione di fondi, in modo da poter proporre ai mercati non solo lo stile italiano, ma anche la garanzia del «made in». Un made in Italy che viene riconosciuto soprattutto nei nuovi mercati. Se guardiamo bene, a fronte di un prezzo medio ponderato in export di 32,3 euro, troviamo i mercati dove Verona è tradizionalmente forte con prezzi medi bassi: Francia 28,3 euro, Germania 24,4 ma si sale con la Svizzera a 47,5. Le frontiere, dove si cerca il «made in» sono però gli Usa (56,2 euro), la Russia (76,7), il Giappone (61,7), Ucraina a 79,1 ma soprattutto Hong Kong, hub per l'Estremo Oriente, a 96,83 e la Cina a 83,8 euro medi. Gli Usa per l'Italia calzaturiera rappresentano il 7,7% dell'intero export e Verona è ferma solo al 3%, che la Russia importa il 7,5% delle scarpe italiane, ma solo l'1,45% di quelle veronesi. In Cina l'Italia cresce a due cifre, pur attestata ancora a 1,4%,mentre Verona è a 0,05%. Questo può voler dire che si sono sbagliati tipologia di prodotto, politiche commerciali e scelta dei mercati. Così si ha l'impressione che i produttori veronesi stiano da tempo subendo gli eventi (ora la pesante crisi) invece di rendersi protagonisti del loro futuro proponendosi insieme sui mercati. F.R.
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