24.07.2012
SPENDING REVIEW. Preoccupazioni in una lettera ai governatori di Veneto e Emilia Romagna.Le misure del governo metterebbero a rischio la presenza in Italia della multinazionale Zaia: «Analisi giusta. Proteggiamo le eccellenze»
Il governo continua la marcia a tappe forzate e molto probabilmente entro la settimana il pacchetto di proposte per i tagli della spesa pubblica dovrebbe diventare legge. GlaxoSmithKline Italia (1.939 dipendenti e 1,4 miliardi di euro di fatturato), in un comuncato diffuso ieri, si è detta «fortemente preoccupata per il potenziale impatto che la spending review potrebbe avere sul settore farmaceutico e di conseguenza su pazienti e comunità» e ha lanciato un appello al governo a ristabilire un dialogo costruttivo per non compromettere sostenibilità e competitività del settore in Italia. In altre parole, le misure potrebbero mettere a rischio la presenza industriale di Glaxo in Italia. Il colosso farmaceutico inglese, che a Verona ha ancora una sede produttiva dopo aver passato di mano il centro ricerche all'americana Aptuit, due anni fa, ha deciso di manifestare le preoccupazioni a Luca Zaia e Vasco Errani, governatori di Veneto, ed Emilia Romagna, regioni dove sono presenti gli impianti Gsk che forniscono oltre 120 Paesi. «Il problema non è solo più la distribuzione ineguale dei sacrifici richiesti», ha dichiarato Luc Debruyne, general manager della multinazionale per l'Italia, «cioè che un sistema con i prezzi più bassi in Europa e che conta per il 15% della spesa sanitaria pubblica sia costretto a subire il 40% dei tagli in sanità. Il problema è non compromettere la sostenibilità di questo settore, la sua capacità di contribuire all'export nazionale, di essere volano di crescita e sviluppo, di continuare a dare accesso ai cittadini ai farmaci maggiormente necessari ed innovativi». GlaxoSmithKline opera in Italia dal 1932 e dal primo insediamento a Verona ha progressivamente esteso le proprie attività in tutto il Paese con una continua crescita di addetti, fatturato ed export, rallentata solo nel 2010 con la cessione delle attività del Centro ricerche di Verona all'azienda statunitense Aptuit. «Eccellenza, innovazione e sostenibilità sono gli ingredienti che in questi ultimi 80 anni ci hanno consentito di contribuire allo sviluppo ed alla ricchezza della Comunità. Gli stessi che ci hanno permesso di affrontare il cambiamento nel modo di fare ricerca salvaguardando occupazione e competitività e di rinforzare, nonostante la crisi internazionale, la nostra presenza industriale in Italia», ha concluso Debruyne. «Togliere ancora equilibrio a questo settore ne può compromettere definitivamente la sostenibilità, avviandolo verso un punto di non ritorno per competitività, attrattività, investimenti, occupazione e qualità delle prestazioni erogate alla comunità. È tuttavia necessario per il bene del Paese che la manovra economica resti efficace e determinata e che tutti ne facciano parte: per questo suggerisco di attivare un nuovo dialogo con Governo e Regioni per creare nuove prospettive per la salute dei cittadini e per il nostro patrimonio industriale, con gli stessi risparmi e conservando le necessarie opportunità di crescita sostenibile, per una ripresa che deve iniziare al più prest». «Condivido analisi e preoccupazioni di Debruyne», ha commentato in una nota Zaia. «Peraltro, sin dal primo giorno, come Regione Veneto abbiamo profuso tutto l'impegno possibile, usando anche toni forti per evidenziare al governo i gravi errori che si stanno compiendo. Giusto è ridurre la spesa pubblica», precisa il presidente della giunta veneta, «sbagliato è farlo senza preoccuparsi di non intaccare le eccellenze».R.ECO.
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