22.02.2011
«Non avevo torto» scrive la Olga «a dire che quando c'è la Marathon, la cosa migliore è di evitare di tirare fuori l'auto dal garage scegliendo di starsene a casa, a stirare come ho fatto io o a sentire le partite per radio come ha fatto il mio Gino, visto che il nostro televisore è molto vècio e trasmette solo le telecronache di Nicolò Carosio».
«Basta vedere cos'è successo domenica. Dopo aver letto che le mille deroghe consentivano un po' a tutti di circolare, i veronesi, specie con la scusa del carnevàl per cui bastava che uno si mettesse in maschera per aver diritto a viaggiare, hanno imbugato il centro con le loro auto e con i loro catafalchi chiamati Suv, restando bloccati per ore, spesso prigionieri di vicoli che avevano imboccato sperando di desbroiarsi dalla confusión la quale, a quanto dicono al bareto, è stata alimentata anche dal servizio d'ordine che non aveva neanche la mappa del percorso della Marathon e, per di più, si lamentava che non ci fossero abbastanza transenne per deviare il traffico a caso, visto che non sapeva per quali strade sarebbe passata la gara».
«Il ragionier Dolimàn, che viaggiava vestito da capo pellerossa, rimasto intruppato per cinque ore in un vicolo cieco, una volta tornato al bareto ha riferito che se le sirache che ha sentito fossero convertite in voti, alle prossime elezioni la giunta del sindaco Tosi dovrebbe essere confermata in blocco con un plebiscito».
«Ma mentre in città il traffico era paralizzato e per attraversare le strade bisognava scavalcare le auto, impresa che riusciva solo agli anziani, nei paesi della provincia dove pure vigeva il blocco, si viaggiava tranquillamente, come ha riferito il cinese Tan detto Tano che doveva fare certe consegne di Amarone del Tonchino ai bareti».
«I sindaci della provincia non hanno infatti preso sul serio la "giornata ecologica" praticamente imposta da Verona e, dopo aver aderito per non crear rogne, hanno serato tutti e due i òci, ben sapendo che impedire a certa laboriosa gente di campagna di ciapàr su l'auto la domenica è una violazione dei diritti umani, come ha detto il ragionier Dolimàn che ha citato el Vacamòra e la sua faméia che più che gli ordini del sindaco stanno a quelli di Frate Indovino e che la domenica, no gh'è santi né madone, vengono in città in cerca di sagre paesane e spesso le trovano».
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