25.01.2011
«Non c'è niente di più disunito dell'Italia unita» scrive la Olga «e adesso che si celebrano i centocinquant'anni della disunità, vengono fuori nuove disunioni che fino a ieri non erano mai state messe in conto perché non erano mai passate par el sarvèl de nessuno. Non è una considerassione mia ma del poeta Birbarelli che l'ha espressa nell'ultimo numero del suo giornaletto ciclostilato e circostilato "La Gronda". Una delle nuove disunioni, scrive el Birba, emerge dalle discussioni del Consiglio comunale di Verona dove, trovato con gran fadìga l'accordo sul fatto che l'inno più adatto a introdurre i lavori è quello di Goffredo Mameli e non quello di Marcantonio Bragadìn o quello di Antonio Pigafetta, ci si sta scannando da settimane su chi lo deve eseguire e su chi deve suonare l'introdussión che è senza parole a meno che non si voglia cantare anche quella facendo poropòn-poropòn-poropòmpompòn».
«La scelta, con molti mal di patria, tra cui quello della consigliera Lucia Cametti, è caduta sul coro "Le voci del Baldo" ma non si sa quante strofe gli siano concesse e se poropòn-poropòmpompòn verrà suonato o cantato o zufolato perché al proposito ci sono molte correnti di pensiero e soprattutto di Va' pensiero. Come scrive el Birba firmandosi con l'insaccato pseudonimo di Brigàldoli, siccome l'inno verrà ripetuto all'inizio di ogni seduta del Consiglio e volendo i vari partiti, per motivi elettorali e di clientele politiche, accontentare tutti, ghe sarà da sganassàr perché non c'è coro della città e della provincia che non si sia candidato, e nuovi cori, che fino a ieri non esistevano, sono spuntati, con l'ambissión de mostrar in municipio (l'esibissión vien prima della Nassión) le ugole pronte alla morte, l'Italia chiamò, sì! Forse, vedarémo».
«Tra i cori più insistenti c'è quello degli avvocati, dei dentieristi, delle còe mole, delle donne in corriera e quello muto delle ànare mute che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono animali e sono molto ricercate perché sono di poche o assenti parole. Tenere a bada tutti i cori candidati e far cantare uno al posto di un altro, sarà un nuovo motivo di divisioni in seno al Consiglio comunale. Ci sarà poi chi vorrà far cantar el so amìgo tenór parché el ghe l'à promesso, in attesa de darghe un ente. E la disunión, poropòn-poropòmpompòn, sarà totale.