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20.09.2012

Erano «Magistrali» le scuole dedicate a Montanari

IL LIBRO. Il preside Calogero Carità ha scritto la storia dell'istituto. Nel 1867 il primo collegio: le future insegnanti imparavano a tessere

Anche gli uomini studiavano da maestri: la terza C del 1940

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Più che le tante fotografie in un bianco e nero stinto, a colpire sono le calligrafie con cui sono stati scritti i documenti ormai storici: imponenti nella loro elegante austerità, quelle maschili, rotonde e dolci, le femminili. Come quelle delle maestre di un tempo. La storia delle Montanari, «le Magistrali» d'un tempo, si rivela anche in questi particolari, raccolti e studiati da Calogero Carità, dirigente scolastico dell'istituto da 15 anni, che ha pubblicato il volume Il liceo Carlo Montanari e gli studi magistrali a Verona (1867-2011). Del resto, quando nel 1867 venne istituita in applicazione della legge Casati la scuola normale femminile, fra quei primi insegnanti vi era Elisa Ridolfi, con la qualifica di maestra assistente, a cui era assegnato il compito del lavoro e della calligrafia, per un totale di otto ore alla settimana. Allora le ragazze accolte erano una cinquantina e per loro vi era anche il convitto. Sembra di vederle, quelle studentesse del secondo Ottocento, timide educande, future maestre: non appartenevano alla Verona blasonata, che preferiva un altro tipo di istruzione, ma erano ragazze intelligenti da famiglie modeste di città e provincia. Il preside Carità ha ricostruito quei primi anni dell'istituto che all'inizio venne dedicato a Isotta Nogarola e che trovò sede con continui spostamenti in numerosi storici palazzi cittadini: Portalupi, in corso Cavour, Voghera, in via Forti, Orti Manara, dietro l'Arena. Questo  peregrinare terminò nel 1894, quando venne scelto palazzo Montanari, di proprietà di Gian Battista Montanari, fratello del famoso patriota Carlo, che stipulò il contratto di vendita con il Comune di Verona il 5 maggio 1893. L'edificio era destinato a diventare giardino d'infanzia e convitto con l'ampliamento sul retro per ospitare una scuola elementare e una scuola normale femminile. Invece, nel brolo interno venne costruito un enorme complesso scolastico, il primo nella Verona post-unitaria. Alle ragazze vennero aggregati i maschi, che in precedenza studiavano nel collegio dei Filippini; nel 1923, divenne regio istituto magistrale con il corso inferiore e il corso superiore e infine, nel 1945-1946, istituto magistrale statale quadriennale fino alla sua soppressione con l'ultima classe magistrale portata all'esame di maturità nel giugno-luglio del 2000. La scuola venne intitolata al martire veronese, impiccato a Belfiore la mattina del 3 marzo del 1853. Nel libro, viene raccontata la storia didattica del Montanari, sono ricordati i grandi numeri di diplomati e diplomate maestre e poi, il boom dei corsi del liceo pedagogico e psico-sociale con 65 classi e oltre 1.600 alunni nel 2005-2006. Ma le pagine più belle sono quelle dedicate ad alcuni professori e studenti. Quanti veronesi sanno che insegnante di religione per tanti anni fu quel monsignor Giuseppe Chiot, parroco della vicina chiesa di San Luca, che poi diventerà uno dei sacerdoti più noti di Verona, cappellano al carcere degli Scalzi, famoso per aver assistito i gerarchi fascisti condannati nel processo di Verona e fucilati a forte Procolo? La scuola conserva cimeli: dischi in vinile con le voci dei generali Cadorna, Diaz, Badoglio che pronunciano i proclami della prima guerra mondiale, bozzetti di monumenti, come quello per Montanari, per le statue della madonna di Lourdes e di san Giovanni di Ugo Zannoni. E c'è anche una macchina telaio per maglieria, realizzata nel 1936: le maestre imparavano a tessere. Erano proprio altri tempi.


Emma Cerpelloni

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